Riserva Mondiale della Biosfera MAB Unesco, disponibilità del Marocco al gemellaggio

 

ORVIETO – Nell’attesa del pronunciamento favorevole per il riconoscimento di riserva mondiale per la biosfera Mab Unesco del Comprensorio del Monte Peglia da parte della Commissione di valutazione presso la sede Mondiale Unesco di Parigi, intorno al progetto si rafforzano e crescono nuove relazioni nazionali e internazionali.

E’ quanto è emerso, nel pomeriggio di venerdì 15 giugno, presso il Comune di Orvieto (che aderisce al progetto Mab Unesco Monte Peglia insieme ai comuni di Parrano, Ficulle e San Venanzo), dal convegno ristretto organizzato  dal Comitato promotore e dall’Associazione Monte Peglia per Unesco con una delegazione della provincia Autonoma del Trentino-Alto Adige, finalizzato ad approfondire le modalità di approccio alle opportunità commerciali  date  dalla candidatura, attraverso gli strumenti di analisi che un modello sostenibile offre, le reti e sinergie di imprese che può innescare, per ridurre le asimmetrie informative e il rischio di impresa.

Il forum ha fatto seguito al convegno del 9 maggio scorso, quando, ad Orvieto, il progetto per l’istituzione di una riserva mondiale per la biosfera Mab Unesco nel comprensorio del Monte Peglia finalizzato alla formazione dei giovani, allo sviluppo del turismo e dell’agricoltura sostenibile, venne presentato ai vertici dell’Arma dei Carabinieri Forestali.

All’incontro di venerdì hanno partecipato il dott. Florian Zerzer e la delegazione della Provincia autonoma di Bolzano con la quale l’Associazione Monte Peglia per Unesco ha già stipulato un Protocollo di Intesa volto alla cooperazione e alla diffusione di modelli sostenibili e strategie di marketing e di impresa che possano nascere dalla diffusione del Progetto della Riserva Mondiale MAB Unesco.

L’incontro è stato aperta dal Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani che ha rivolto il saluto di benvenuto ai presenti. “Attorno a questo tavolo ci sono le persone che finora hanno lavorato al progetto dando un grande contributo. Per il nostro Comune è un onore ospitare questo dibattito, peraltro, uno dei tanti che il Comitato Promotore sta organizzando a sostegno del progetto e al fine di creare la necessaria sensibilizzazione innanzitutto fra le nostre popolazioni e i giovani in particolare verso una prospettiva di grande portata per lo sviluppo sostenibile del nostro territorio oltre che di grande valenza europea”. 

I Comuni di Orvieto, Parrano, Ficulle e San Venanzo – ha aggiunto – hanno aderito con grande convincimento all’idea. Di per se è già un grande successo il fatto che il progetto abbia ottenuto la candidatura della Repubblica Italiana all’Unesco, ora però l’obiettivo è quello do traguardare l’ultimo step di Parigi. Stiamo tutti lavorando per assicurare il sostegno assoluto al progetto che ha avuto origine da singoli cittadini, senza l’appoggio iniziale né le risorse delle Istituzioni. Una esperienza che, già per questo motivo, è estremamente simbolica. Il progetto è di grande innovazione. Il nostro territorio ha bisogno di questo riconoscimento, per entrare in un circuito mondiale che finora manca a tutti gli asset territoriali che abbiamo. Lo sforzo dell’Area Interna che ha messo insieme 20 comuni, è una sponda, serve però questo riconoscimento per le generazioni che verranno dopo di noi”.

In una breve introduzione, l’avvocato Francesco Paola, presidente dell’Associazione Monte Peglia per Unesco, ha ricordato che il progetto è stato votato all’unanimità dai Consigli Comunali degli Enti aderenti e che il comprensorio del Peglia comprende 4 comuni e 41 mila ettari di territorio. “La candidatura al riconoscimento di riserva mondiale per la biosfera Mab Unesco, prima volta per l’Umbria – ha poi sottolineato – è una cosa che deve riempire di orgoglio tutti coloro che condividono questa idea.  Questo incontro intende quindi perfezionare con ulteriori e qualificati contributi di pensiero, scelte e prospettive che possono veramente incidere sulla vita delle persone e sullo sviluppo futuro di questo lembo di regione”.

Renato Sascor e Adriano Oggiano della Provincia autonoma di Bolzano hanno esposto l’esperienza dei modelli  adottati dalla Fondazione Dolomiti per il turismo e le attività sostenibili della Riserva. “La provincia di Bolzano in virtù dello statuto di autonomia – ha detto Sascor – amministra un territorio di 700 mila km quadrati, il resto è montagna e bosco, quindi aveva una spiccata vocazione a diventare riserva naturale. Nel resto del territorio dove è possibile l’attività economica si attesta la popolazione in cui sono presenti più espressioni linguistiche. Questa diversa attrazione della popolazione ad abitare il proprio territorio è una tendenza che è stata favorita a livello di programmazione di un territorio di cui i residenti sono attori e curatori. Il 36% della provincia di Bolzano è costituito da aree protette, numerosi Comuni oltre ad avere il piano urbanistico hanno un piano di tutela paesaggistica di rispetto, dove era vietata l’attività edilizia. Inoltre, tra le zone abitate vi era molto spazio libero. E’ in questo contesto che si è inserita la proposta di collaborare con le altre regioni limitrofe al programma Mab Unesco”.
E’ molto importante che in questa zona del Monte Peglia il progetto parta dal basso – ha precisato Oggiano – nel nostro caso, invece, la proposta è partita dall’istituzione regionale. Cosa è cambiato tra prima e dopo il riconoscimento? La realtà territoriale è abbastanza strutturata, sia per il paesaggio sia per la tradizione turistica che è molto sviluppata, a differenza di altre realtà più disomogenee. Noi siamo entrati nel progetto con l’obiettivo della conservazione della natura e con l’ottica della buona gestione delle aree. Dopo il successo del riconoscimento Unesco, raggiunto nel 2009, c’è stato l’obbligo di costituire una fondazione come obiettivo comune. Dal punto di vista dello sviluppo e delle ricadute socio-economiche possiamo dire che dal 2009, pur stando all’interno della crisi economica degli ultimi anni, la nostra provincia non ha mai fatto registrare decrementi dei flussi turistici; ha consolidato la presenza sui mercati della Germania e dell’Italia dove i numeri sono stati stabili, inoltre ha registrato un incremento di turisti nord americani, scandinavi, asiatici che prima non erano presenti”. 

Di modelli sostenibili, reti diplomatiche e relazioni commerciali internazionali ha parlato Daniele Cenci, Magistrato presso la Corte di Cassazione il quale ha ricordato come il concetto della diversità biologica è entrato in vigore con la norma del 1993 e che il modello sostenibile si fonda sulla tutela dell’ambiente non disgiunto dallo sviluppo sostenibile.
Il progetto MAB è un programma scientifico intergovernativo creato dall’Unesco nel 1971 per valorizzare ed educare a livello scientifico e della sostenibilità ambientale, con il fine di migliorare la vita delle persone – ha puntualizzato – non è, quindi, la creazione di una riserva intoccabile ma il modo di far convivere lo sviluppo nell’ottica della conservazione del paesaggio attraverso il coinvolgimento delle comunità locali. Significa dimostrare sul campo una sana relazione fra comunità umana e habitat; significa realizzare micro economie che si connotano come macro economie. Nel mondo si contano oggi 669 riserve della biosfera Unesco in 120 Nazioni e l’Italia ne possiede 15; esse sono il risultato di un censimento del sapere virtuoso tramandato dalle comunità”.  

A proposito della istituzione della Riserva Mondiale MAB Unesco, delle possibili opportunità per le imprese e dei modelli tesi alla prevenzione del rischio d’impresa, Umberto Rana, presidente della Sezione imprese e fallimentare del Tribunale di Perugia ha richiamato i concetti della “crisi d’impresa” e dell’”emergenza climatica”. 
“La crisi – ha detto – si può declinare in modi diversi: c’è la crisi politica, quella istituzionale, quella imprenditoriale, la crisi del mercato. Nella materia fallimentare sta mutando la concezione universale della crisi d’impresa. La crisi ambientale è di rilevanza costituzionale ed internazionale. Il recente rapporto annuale dell’Umbria da un input della ripresa economica a livello di indici macro economici. Nella realtà però la ripresa non è ancora molto percepita, anzi è stata subìta ed è ancora percepita come qualcosa di ineluttabile. Questa però è una reazione sbagliata! Il momento della crisi economica al contrario è quello della reazione e dell’azione! 
Questa è il tempo della grande svolta culturale per dare all’impresa i segnali: l’impresa deve avvertire i sintomi di pre-crisi. Ci sono dei diritti-doveri degli imprenditori e dei vari soggetti che gravitano attorno ad essi che si rifanno al principio della corresponsabilità (anche quella di consulenti preparati). La crisi va prevenuta non subìta. Responsabilità e prevenzione sono le parole d’ordine. Prevenire la crisi, che sia ambientale o economica, impone all’imprenditore di attivare modelli lavorativi adeguati. Dall’analisi tra le aziende fallite in questi anni di crisi è emerso che tutte avevano una mancanza di governance, un management non preparato, e tanta ritrosia da parte del ceto imprenditoriale ad esternare le proprie difficoltà. 
Non dobbiamo dimenticare che un’impresa svolge una funzione sociale quindi ha il dovere di prevenire i danni sociali. L’attesa della riforma fallimentare prevede il diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione dell’impresa. 
Rispetto alla ‘crisi ambientale’ va aggiunto che negli Anni ’70 c’era una impostazione conservativa dell’ambiente. Oggi, invece, i progetti di riserva mondiale cambiano passo nella direzione della funzione della riserva come funzione sociale ed economica proprio attraverso la gestione partecipativa, alla responsabilità di soggetti diversi verso la cooperazione per realizzare produzioni di qualità.  Essere impresa nella riserva significa, quindi, fare impresa socialmente responsabile e di qualità”.

Sui modelli tesi alla prevenzione del rischio d’impresa e sul ruolo dell’avvocatura, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Terni, Francesco Emilio Standoli dal canto suo ha sostenuto che “il ruolo dell’avvocato diventa importante perché punto di congiunzione tra più soggetti. Quindi una professionalità evoluta, nel senso del diritto comunicativo, diritto internazionale, sistemi di gestione d’impresa; cioè la professione in senso evoluto che sa leggere la crisi con alfabeti nuovi, può essere da volano per tutelare la popolazione ma anche per seguire, da tutti i punti di vista, lo sviluppo di iniziative sul territorio, inserendosi con la sua cultura di settore. Gli strumenti per superare la crisi vengono affrontati, infatti, anche in questi ambiti. Dall’Alto Adige dobbiamo trarre tutti gli input utili alla nostra prospettiva rispetto alla quale assicuriamo la disponibilità”.
 
In collegamento telefonico l’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub  si è complimentato per l’alta qualità culturale del progetto per la istituzione della riserva mondiale della biosfera nel comprensorio del Peglia la prima volta per l’Umbria e nata dal basso, ed ha dato un suo contributo sulla sostenibilità e le possibili ricadute per l’impresa, sottolineando che i tempi attuali segnano delle fasi evolutive molto veloci e le categorie tradizionali sono spesso obsolete.
“Le categorie tradizionali sono ormai superate – ha detto – quindi serve il coraggio intellettuale di operare una transizione storica e di riscoprire alcune categorie costituzionali ed universali che possano contribuire a ricostituire quelle libertà ancora attuali, occorre perciò creare più che mai ponti di dialogo umanista che colleghino i popoli e creino valore aggiunto”.
L’Ambasciatore ha concluso che “una riserva Unesco è una sfida, un nuovo modo di produrre valore e valorizzare i territori, ad esempio favorendo un turismo sostenibile”; poi, ringraziando il Sindaco e il Presidente del comitato ha confermato la “più ampia disponibilità ad istituire collegamenti e gemellaggi con le riserve mondiali della biosfera MAB Unesco del regno del Marocco quale strategia per accentuare la coesione internazionale ed esportare modelli sostenibili”.

Anche Endro Martini, presidente di “Alta Scuola” ha posto l’accento  sul valore aggiunto della proposta, cioè quello di essere nata dal basso proprio nello spirito della Convenzione Europea del Paesaggio che sollecita le nazioni affinché il pubblico partecipi alla tutela del paesaggio, quindi nello spirito della direttiva sulla tutela delle acque e del piano paesaggistico.
“Questa stessa metodologia – ha ricordato – è in atto anche con il processo del ‘Contratto di Fiume Paglia’ sullo sviluppo sostenibile. Su questo territorio abbiamo avuto anche la presenza dell’Agenzia Unesco: è la natura che deve dettare le regola sull’acqua. Alta Scuola quindi è disponibile a dare un proprio contributo”.

Il comandante Regionale dei Carabinieri forestali dell’Umbria, Gaetano Palescandolo ha parlato invece  dei nuovi compiti ed attribuzioni degli organi di controllo che, nello specifico dei Carabinieri Forestali nella gestione delle Riserve Mondiali della Biosfera, concorrono al governo della riserva.
Va ulteriormente ribadita l’importanza che si tratta del primo progetto nato da privati e che oggi è alla valutazione Mondiale dell’Unesco e questo è certamente un punto di forza” ha affermato.
“I Carabinieri Forestali – ha aggiunto – sono molto presenti nel controllo del territorio con un quadro composito che è formato da: stazioni di carabinieri forestali, controllo della biodiversità e stazioni territoriali. La tutela della biosfera si fa attraverso la ricerca e il controllo, ambiti su cui l’Arma può contribuire con la formazione e l’educazione all’ambiente. La professionalità dei Carabinieri Forestali è alta, con laureati in numerose discipline, quindi dobbiamo ricordarci del valore delle professionalità che abbiamo.
Sono però molteplici gli sviluppi che si possono immaginare relativamente a possibili progetti ambientali e di educazione alla legalità, pensiamo ad esempio ad un Centro di alta formazione di eccellenza per Forze di Polizia e tecnici di tutta Europa. Un mese fa ad Orvieto c’erano i vertici dell’Arma che hanno espresso attenzione e disponibilità a questo progetto.
Ci sono progetti Life, Agenda 21, progetti di conversione sulla biodiversità ecologica, quindi non ci si deve fermare. Oggi questa è un’area interessantissima e dobbiamo guardare ai giovani lasciando loro una eredità importante, ma dobbiamo aiutarli anche con borse di studio. Essi devono ancorarsi a questo territorio che può diventare una laboratorio sul microclima. Attualmente si discute molto di variazioni climatiche e questa zona può essere un termometro microclimatico straordinario sulle variazioni del clima e sulla crisi dell’acqua. Ci sono quindi degli orizzonti di forte interesse per i giovani in termini di incentivi alla collettività e allo sviluppo”.

La parola è poi passata ad alcuni portatori di esperienze come Marcello Murzilli dell’Eremito un eremo per viaggiatori solitari nel territorio di Parrano. Un antico monastero in pietra, ristrutturato secondo i canoni della bioarchitettura e della bioedilizia sostenibile che recentemente ha ottenuto un ambito riconoscimento dal National Geographic. Murzilli ha parlato del “format del lusso” dei prossimi anni improntato a tre principi fondamentali: ecology, tecnology, spirituality, cioè la riscoperta di sé che, in terra umbra, significa la vicinanza al pensiero francescano e benedettino.

Elio Veltri, Sindaco di Pavia dal 1973 al 1980, ha ricordato l’esperienza e lo scontro sulla politica urbanistica di quegli anni nella città pavese, intorno al nuovo PRG elaborato nel 1976 da Giuseppe Campos Venuti e Giovanni Astengo con l’Ufficio di Piano del Comune. “Quel Piano, noto come il ‘piano delle cinque salvaguardie’, cioè le strategie di salvaguardia pubblicistica, sociale, produttiva, ambientale e programmatica – ha detto – si prefiggeva il contenimento dell’espansione edilizia incontrollata a la valorizzazione delle risorse economiche, sociali e ambientali locali, anche attraverso una larga partecipazione dei cittadini e delle forze politiche. A conferma dell’importanza della partecipazione popolare alla gestione del territorio e alla formazione dei programmi di sviluppo sostenibile, ricordo che quel PRG fece il giro del mondo rappresentando l’Italia all’assemblea sull’Habitat convocata dall’ONU a Vancouver nel 1976”.

L’assessore al Comune di Parrano Isabella Tedeschini ha ricordato che insieme con Arpa Umbria e  CREA il suo Comune ha lanciato una Life sul progetto Mab Unesco ed ha esortato a puntare sulla formazione  intesa come: agricoltura di precisione, diritto commerciale, diritto delle imprese e diritto agrario. “Attraversare una crisi – ha sottolineato – significa scegliere ed essere resilienti. In questo senso a Parrano abbiamo messo a punto un progetto sugli antichi mulini, che si pone l’obiettivo di monitorare i corsi d’acqua in quanto la mancata cura del territorio ha comportato la sparizione proprio dei corsi d’acqua. Riteniamo che aver esportato il progetto su una dimensione europea sia fondamentale”.
Fiorangelo Silvestri, presidente dell’Associazione “Parco della Civiltà Contadina del Monte Peglia” ha illustrato l’omonimo progetto che è uno degli obiettivi da realizzare all’interno della riserva MAB Unesco.
“Il Parco della Civiltà Contadina del Monte Peglia si propone di incrementare la porzione di suolo già perimetrata come ‘Parco dei Sette Frati’, estendendola sul versante del Comune di Orvieto, fino alla copertura di circa 100 ettari, tali da inglobare un vecchio casolare rurale e le pertinenze di seminativo adiacenti – ha detto – è un progetto vivo non un museo statico, vuole riproporre un vissuto in cui l’uomo si adatta alla natura rispettandola e si impegna a rispettare la terra madre nel tempo.
Ciò che si intende ripristinare è il meglio della civiltà contadina: una fattoria viva, animata e didattica, dedicata alla coltivazione tradizionale riproponendo vecchie pratiche agricole, sementi dei vecchi frumenti e cereali, alberi di frutta antica, praticando il pascolo, e concludendo il ciclo con la produzione in loco di prodotti derivanti dall’attività creando in questo modo nuovi  posti di lavoro. L’ambizione è quella di creare un’oasi di ritorno al passato in un’area naturale di pregio da annettere a patrimonio per il futuro”.
Marsilio Marinelli, sindaco di San Venanzo ha posto in risalto  “l’importanza che hanno avuto le generazioni precedenti che hanno preservato il territorio del comprensorio del Monte Peglia. Un impegno che oggi si rinnova, basta ricordare che in anni molto recenti, questo territorio è stato minacciato dalla realizzazione di un mega parco eolico sul Peglia, fortunatamente scongiurata.  Il progetto di riserva mondiale per la biosfera Mab Unesco pensato per questo territorio non è quello di una riserva chiusa ma legata ad uno sviluppo ecosostenibile e al futuro delle giovani generazioni”.
In chiusura l’avvocato Francesco Paola ha ribadito l’importanza di creare dei ponti di collegamento fra Europa, Africa del Nord e Marocco, rafforzando il dialogo internazionale attraverso questi strumenti di collegamento; infine, ha riassunto i temi emersi dal confronto: “tutti gli attori di questo processo sono chiamati ad evolvere le proprie attitudini e categorie mentali. I soggetti di questo processo sono i cittadini e le imprese, attraverso modelli preventivi del rischio in una dimensione evoluta e riconoscibile. Questa evoluzione tocca anche tutte le categorie professionali compresa l’avvocatura che è baluardo delle libertà.
In questo territorio ci sono agricoltori, piccoli imprenditori, artigiani, il Consorzio del Vino di Orvieto, l’Associazione industriali di Terni / Orvieto, il Centro Studi ‘Città di Orvieto’, Alta Scuola, impegnati su progetti di valorizzazione. L’impresa si trova dinanzi a sfide di sistema. Anche alcune tradizionali categorie certificatrici dei sistemi d’impresa BIO hanno bisogno di un aggiornamento. Si può pensare allora a strumenti di innovazione? Quali sono gli interessi per i consumatori? Su questi temi dobbiamo tutti riflettere ed essere propositivi”.

Nelle conclusioni del seminario, il direttore di dipartimento della Provincia autonoma di Bolzano Florian Zerzer, a proposito dello  sviluppo e diffusione dei modelli sostenibili nella cooperazione tra la Provincia autonoma di Bolzano e l’Associazione Monte Peglia per Unesco, prevista dal Protocollo di intesa del 3 maggio 2018, si è detto “profondamente impressionato del livello di elaborazione progettuale, dei contenuti, delle competenze e delle sinergie da mettere in campo intorno al progetto per il riconoscimento di riserva mondiale per la biosfera Mab Unesco del Comprensorio del Monte Peglia”.
“Voi non avete nulla da imparare e noi nulla da insegnarvi – ha affermato – né abbiamo avuto la fortuna di avere un personaggio come  l’Avv. Francesco Paola che ha saputo partire dal bisogno della gente del territorio e lo ha interpretato in senso concreto e propositivo.
La forza che insieme mettete in campo è la vostra sfida. La vostra carica è di grande sostegno alla decisione di Parigi e vi auguro che tutto vada a buon fine e che possa rispecchiare le legittime aspettative.
Non nascondo di essere rimasto esterrefatto del livello delle considerazioni che sono state sviluppate in questo tavolo. La nostra esperienza è che siamo partiti dall’alto, è stata cioè la Provincia Autonoma di Bolzano che ha indicato un percorso ai cittadini, ma scuramente non siamo riusciti a trasmettere il messaggio del coinvolgimento delle comunità locali come avviene nel vostro territorio. In realtà ci state offrendo una collaborazione futura molto importante e noi siamo disposti a collaborare come prevede il protocollo d’intesa. L’esperienza ci ha fatto vedere quanta disponibilità sincera ci sia nel vostro progetto. Insieme possiamo fare molto”.

 

(Fonte: Comune di Orvieto)


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