“Lazzaro Felice” incanta Orvieto. Alice Rohrwacher e il suo film chiudono meravigliosamente il Festival di Arte e Fede 2018
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“Lazzaro Felice” incanta Orvieto. Alice Rohrwacher e il suo film chiudono meravigliosamente il Festival di Arte e Fede 2018

 

ORVIETO – Ultimo giorno per la rassegna Sorgenti Cinematografiche, la 13a edizione del Festival di Arte e Fede volge al termine e lo fa nella maniera più conviviale possibile riportando la collettività in sala. Il cinema Corso di Orvieto ha proiettato addirittura in due sale l’ultimo successo (fresco di premio a Cannes) di Alice Rohrwacher, accolta da un boato di applausi dai suoi concittadini dopo la visione del film.

 

Segue recensione di Valentino Saccà

Lazzaro felice o la purezza della commedia

Lazzaro felice è un’opera anacronistica ma al contempo moderna, semplice ma complessa nel suo stratificarsi di sguardi, di punti di visione e di fuga verso una purezza, un’etica del vivere e del pensare.

Alice Rohrwacher si vede che è cresciuta a pane e cinema, ma di quel cinema sostanzioso di cui oggi se ne vedono solamente stralci, pezzetti qua e là persi nei marosi di una produzione mainstream. Queste briciole filmiche vengono amalgamate dallo stile di Alice, ormai dopo Corpo celeste e Le meraviglie uno stile sempre più evidente, personale e uniforme che rifiuta il rimando forzato  legato pedissequamente alla citazione isolata, preferendovi una rievocazione rispettosa e vicina al proprio passato.

In Lazzaro felice c’è il Bertolucci di Novecento, il Pupi Avati di “Festa di laurea”, l’Olmi di “CamminaCammina”, il Citti de “Il minestrone e Due pezzi di pane”, perfino il Gassman di “Senza famiglia nullatenenti cercano affetto”, ma la cosa che più resta dopo la prima visione è che pur non nascondendo certe vicinanze stilistiche queste vengono quasi meno all’interno di uno sguardo, di una visione che oltrepassa le macerie del tempo e della Storia per farsi direttamente futuro.

Il finale in banca con la conseguente fuga del lupo per la città è una chiusura aperta, libera e senza alcuna forzatura simbolica. Alice Rohrwacher pur mettendo in scena dei drammi umani, prima che sociali, resta sempre vicina alla commedia, consapevole di questa ironia gentile che accompagna i suoi racconti. Il suo lavoro fino ad oggi compiuto pare proprio quello di riportare la commedia all’italiana, fatta di ironia dolente e di amarezza umana alle sue condizioni primeve, quindi alla sua forma più pura e incontaminata.

Ora il film approda al Multisala Moderno di Bolsena lunedì 4 giugno alle 21.30. Con lei, alla proiezione della pellicola, saranno presenti anche altri interpreti del film.

 

4 giugno 2018

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