Monte Peglia sito Unesco esclude Orvieto? “Molte e serie le questioni”
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Monte Peglia sito Unesco esclude Orvieto? “Molte e serie le questioni”

 

di Franco Raimondo Barbabella

Non mi iscriverò nell’elenco degli entusiasti per la proclamazione del Monte Peglia Riserva MAB Unesco prima di averci ragionato un po’ e di aver avuto dai sindaci (se ne sentiranno il piacere/dovere) qualche delucidazione. Devo dire che la notizia mi ha colpito perché non pensavo fosse stata elaborata, per un’area così vasta e così densa di risvolti, una progettualità pubblica di livello tale non solo da avere il riconoscimento Unesco ma da averlo essendosi premuniti di garantire l’interesse collettivo e l’efficacia delle diverse operazioni a tal fine. Ma c’è una progettualità con tali caratteristiche? Perché, se non c’è, i dubbi ci sono e forti anche.

Innanzitutto perché in casi come questi si deve procedere necessariamente sotto controllo pubblico, sul fatto in sé e sui processi che innesca. Ce n’è bisogno, mi pare ovvio, sia perché a quanto è dato capire l’operazione è stata condotta (prevalentemente?) da soggetti privati, sia perché non c’è notizia di un precedente interesse che abbia assillato le istituzioni da almeno vent’anni a questa parte.
Perché allora ad un certo punto accade questa specie di miracolo? Se si pone mente alla storia dell’area fatta di dimenticanze e abbandoni, la descrizione della situazione reale che ne fa il dott. Stefano Moretti non può essere trattata sottogamba, come se fosse uno dei tanti lamenti.
Essa al contrario pone problemi molto seri a cui le istituzioni hanno il dovere di rispondere. Ne elenco ora alcune anche io dal mio punto di vista, almeno quelle che mi appaiono più rilevanti.

1. C’è un progetto generale di valorizzazione che descrive sia lo stato di fatto che le operazioni che si intendono effettuare per ottemperare agli obblighi che la proclamazione di Riserva Unesco comporta? E, nel caso, possiamo conoscerlo? E se non c’è come si è proceduto, con quali criteri e con quali priorità?

2. Chi effettuerà queste operazioni e quali sono le garanzie che non si tratterà di operazioni di facciata che avvantaggiano qualcuno e lasciano indietro la collettività? La governance è già definita o deve ancora esserlo?

3. La proclamazione del Monte Peglia quale Riserva MAB Unesco non entra in collisione con l’annoso obiettivo di ottenere dall’Unesco l’iscrizione di Orvieto (centro storico e rupe) nella lista dei siti Patrimonio dell’umanità? Tale questione è stata attentamente valutata dalle istituzioni, non solo per il rilievo che essa ha di per sé ma anche per la sua portata ai fini della complessiva politica di sviluppo territoriale?

Si tratta di punti tutti rilevanti, perché dietro le iniziative di salvaguardia e valorizzazione ambientale oggi c’è troppa gente che se ne fa scudo per i suoi interessi particolari. Magari anche legittimi, ma pericolosi se le istituzioni per diversi motivi si lasciano portare per mano rinunciando al loro dovere di non permettere che il patrimonio pubblico venga surrettiziamente privatizzato. Mi auguro vivamente che a questi aspetti sia stata dedicata tutta la necessaria attenzione.

Ma l’ultimo ha un rilievo del tutto particolare perché è evidente il ruolo di traino che il complesso centro storico-rupe di Orvieto (un unicum nel panorama mondiale dei siti con valore ambientale-storico-artistico-monumentale) può oggettivamente svolgere in una prospettiva di sviluppo fondata sulla messa a regime delle vaste e numerose emergenze ambientali e culturali del territorio, ciò che prima o poi si dovrà pur fare.
Qui il marchio Unesco sarebbe di grande interesse e importanza. Di questo si ragionò già negli anni ottanta nel quadro del Progetto Orvieto. Poi l’iniziativa fu ripresa negli anni novanta e però in seguito inopinatamente di fatto fu abbandonata. Essa ora andrebbe rilanciata con estrema determinazione proprio come punta di diamante di un’operazione di politica territoriale di grande respiro.

E dunque le cose sono due: o non c’è conflitto con la proclamazione avvenuta per il Monte Peglia e allora l’iniziativa per Orvieto sito Unesco va impostata come idea-forza di uno sviluppo di grande qualità ad ampia scala territoriale; oppure c’è conflitto, e allora si deve spiegare perché si è proceduto comunque. S
arebbe davvero un gran guaio. Certo, il dubbio che due siti Unesco nello stesso territorio (addirittura uno stesso comune) non siano compatibili è molto molto forte. Per cui una spiegazione di quale sia la logica seguita con l’operazione Monte Peglia è senz’altro dovuta. La domanda è: per uno sviluppo territoriale di grande respiro il punto di eccellenza è il Monte Peglia? È esso che può fare da traino? Non si rischia di accentuare l’attuale impressione di marginalità al limite dell’abbandono?

Per tutte queste ragioni mi auguro dunque che i sindaci, passata la fase dell’entusiasmo, vogliano spiegarci perché e per come è stata fatta questa scelta, quali ne sono portata concreta e conseguenze, quali sono le scelte operative che ne derivano e con quali garanzie per l’interesse pubblico. Mi auguro anche che queste questioni vengano assunte come importanti da parte dei gruppi consiliari, delle forze politiche culturali e sociali della città e in particolare che si metta di nuovo all’ordine del giorno tra le priorità di governo la ripresa della domanda per fare di Orvieto un sito del Patrimonio Mondiale Unesco.

2 agosto 2018

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