Unesco. Orvieto no, Peglia sì? “Incredibile ma vero”
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Unesco. Orvieto no, Peglia sì? “Incredibile ma vero”

di Stefano Moretti, già presidente della Provincia di Terni

Credo sia giusto affrontare temi che riguardano il territorio in forma anche critica quando, sul momento, tutti gridano all’evento miracoloso, con toni al limite del mistificatorio quando si annunciano progetti inesistenti ed altrettanto inesistenti opportunità occupazionali per i giovani. Un laico incallito come me, che nei miracoli spera ma non crede, ha l’obbligo civile delle docce fredde perché alla fine l’acqua bollente non ci ustioni. E’ il caso del Monte Peglia, terra d’origine di mio padre ed a me assai cara, affettivamente ed elettivamente. Da anni, voce inascoltata insieme a pochissime altre, ho cercato vanamente di denunciare lo stato di abbandono del Peglia, aggravato dal disastro della deturpazione paesaggistica delle antenne RAI, di un pino nero invasivo ed improduttivo, negatorio dell’autenticità arborea ma completamente fuori controllo , privo di qualunque pregio, a danno di querce, oggetto di tagli quasi indiscriminati, sorbi, crognioli, ginepri et similia, con impropria presenza di ibridi di cinghiale atti solo al tirassegno e dove il ritorno del lupo è privo di qualunque tutela sia per la bestia che per l’uomo , con sentieri ed itinerari in completo disastroso abbandono, con assenza diffusa di vita sociale e commerciale organizzata, il tutto gravato dalla legge Del Rio che, sottraendo ulteriore risorse alla Provincia di Terni, unico ente che si sia mai, con un minimo di risorse, interessato di quei territori attesa la marginalità dei Comuni che vi ricadono in termini di possibilità economiche e di personale nonché dai nuovi vincoli che necessariamente l’Unesco imporrà , sia in materia venatoria che di sfruttamento anche familiare delle poche risorse boschive senza che sia possibile alcun contributo finanziario di altro tipo a carico e favore di progetti pubblici di sviluppo delle aree montane che, tra l’altro, non esistono neanche in bozza. Con mia grande sorpresa, quest’areaè’ oggi riserva mondiale Unesco, a seguito di iniziativa capeggiata da non meglio individuata associazione, priva tuttavia di specifico progetto di sviluppo nonché di mezzi e patrimonio ed inadatta, di per sé e di conseguenza, ad andare oltre la pur encomiabile fase istruttoria dell’iniziativa, positivamente conclusa. Abbiamo quindi anche noi la nostra Stella Michelin, come giustamente fa osservare Vittorio Sgarbi, che considera l’Unesco un dispendiosissimo ente inutile tant’è che lo scorso anno gli Stati uniti ne sono usciti per l’insostenibilità dei costi rispetto ai benefici. Oggi comunque è coì’ e tutti sono “emozionati”(Sic!), evidentemente valutando solo l’apparenza e per nulla la sostanza. Solo in parte ma utilmente, la consigliera di Orvieto Vergaglia avverte il pericolo di tale poco meditata operazione cercando adeguati correttivi , perché alla fine non accada che uno vada nel ristorante stellato , dove si dice che si “mangia bene”, per poi accorgersi che mancano i tavoli, le sedie , le posate ed anche i camerieri. Ed è proprio così, in quanto la desertificazione del Peglia da un punto di vista strutturale è talmente grave ed avanzata che la maggiore visibilità turistica, certamente o probabilmente indotta dal logo Unesco, non sarà in alcun modo governabile per la mancanza pressoché assoluta, difficilmente recuperabile nel tempo se non con importanti investimenti privati oltreché pubblici, di cui manca, ad horas, qualunque traccia, di strutture ricettive e ristorative adeguate, di aree attrezzate , di insediamenti commerciali a supporto del turismo, di viabilità praticabili.  ,paradossalmente, nessun vantaggio diretto (L’Unesco, notoriamente, assai difficilmente ovvero mai finanzia i progetti di sviluppo dei siti, specie quelli che non esistono!), nessuna vera, concreta e tantomeno immediata possibilità occupazionale per i giovani, solo aumento dei vincoli. Però,  siamo sito Unesco! gongolano i nostri piangendo dalla commozione, dimentichi che forse ed anzi certamente sarebbe stato meglio spendere tanta energia per la Rupe di Orvieto, il suo inimitabile Duomo, i portali dello Scalza, in un contesto dove , per quanto ancora difettevole, esiste una risposta turistico ricettiva organizzata, con negozi, alberghi, ristoranti, teatri, cinema, parcheggi e così via. Ora si dirà che anche per Orvieto è stata avanzata istanza per il riconoscimento Unesco; credo sensato rispondere che nello stesso anno due riconoscimenti per lo stesso luogo od analogo mi sembrano ardui da ottenere e la storia Unesco dimostra, impietosamente, che mai, neanche in tempi lunghi, questo è avvenuto . Avremo così un sito Unesco in luogo impraticabile turisticamente ed Orvieto , invece, ne rimarrà definitivamente fuori. Un bel cavolo di lavoro, caro Germani!

 

 

31 luglio 2018

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