Croce: “All’ex Hotel Paradiso nessun Centro di Accoglienza, ma uffici amministrativi”

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ORVIETO – L’Amministrazione Comunale interviene in merito all’inizitiva ostentata dai giovani di CasaPound Italia Orvieto che hanno apposto uno striscione con Zio Paperone di fronte alla sede dell’ex Hotel Paradiso.
“Quanto rilanciato sui social attraverso un comunicato dagli stessi autori del gesto è assolutamente falso e deprecabile” afferma la Vice Sindaco e Assessore alle Politiche Sociali e all’Immigrazione, Cristina Croce.  
 “La frase di CasaPound: …..‘a tal proposito specifichiamo che la nostra protesta non è indirizzata ai minori che verranno ad abitare lo stabile, ma a chi trae profitto da questa vera e propria tratta degli schiavi’….., oltre che avere un contenuto non veritiero e fuorviante, è di una gravità sconcertante per i livelli di civiltà e convivenza democratica che da sempre contraddistinguono la storia di Orvieto.
Infatti, nel fabbricato di Orvieto Scalo, ex Hotel Paradiso, non vi sono né mai vi saranno ospitati i minori del progetto SPRAR che sono alloggiati altrove.
Nell’immobile ex Hotel Paradiso realizzato negli anni ’60 con destinazione alberghiera, su specifica richiesta della committenza, il Comune di Orvieto ha autorizzato un intervento di manutenzione straordinaria, con cambio di destinazione d’uso finalizzata a ricavare vani e spazi da adibire ad uffici amministrativi della cooperativa sociale ‘Il Quadrifoglio’. Niente a che vedere, dunque, con l’accoglienza dei migranti”.  “In un momento molto delicato del dibattito nazionale e internazionale sulle regole per l’accoglienza dei migranti, episodi come questi non aiutano un confronto sereno, ma alimentano soltanto confusione fra i cittadini, allarmismi infondati e pregiudizi nei confronti di chiunque. Auspichiamo, pertanto, che il tema dell’immigrazione in generale e dell’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo, in particolare quello dei minori privi di assistenza parentale, venga riportato nei giusti ambiti del confronto civile e democratico, frutto della dialettica costruttiva che dovrebbe animare qualsiasi appartenenza politica”.


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