Storie di Persone e di Musei: alla scoperta della storia del Museo Etrusco Claudio Faina

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ORVIETO – Il ciclo Storie di Persone e di Musei  illustra il Museo Etrusco “Claudio Faina” di Orvieto; attraverso il racconto affidato a Antonio Concina, presidente della Fondazione per il Museo “Claudio Faina”, ad Alessandra Cannistrà, assessore alla Cultura del Comune di Orvieto e a Giuseppe M. della Fina, direttore Scientifico della Fondazione per il Museo “Claudio Faina”.

“Il fascino di una collezione sta in quel tanto che rivela e in quel tanto che nasconde della spinta segreta che ha portato a crearla”, l’osservazione è di Italo Calvino e appare in Collezione di sabbia. Va tenuta presente percorrendo le sale del Museo “Claudio Faina” di Orvieto che sembrano progettate proprio in funzione di quella “spinta segreta” che condusse i conti Mauro e Eugenio Faina a divenire collezionisti di antichità tra gli anni Sessanta e Ottanta dell’Ottocento.

Il percorso espositivo si apre proprio con la presentazione del monetiere, così caro a Mauro, quindi s’incontrano altri reperti raccolti da lui. Si arriva quindi alle sale con le antichità collezionate da Eugenio, qui il primato passa alla ceramica attica a figure nere e rosse rinvenuta nel la necropoli orvietana di Crocifisso del Tufo. Vi si trovano capolavori assoluti, fra cui tre anfore attribuite ad Exekias.

Il percorso prosegue al secondo piano e qui gli oggetti sono disposti secondo il tradizionale criterio cronologico e tipologico. Dopo il luogo di sosta, un lungo corridoio da cui si può ammirare la splendida facciata della Cattedrale orvietana, i reperti archeologici tornano ad essere i protagonisti. Da qualche mese, questo piano accoglie anche la collezione di vasi donata al museo dall’architetto Mario Lolli Ghetti. Palazzo Faina, al pianterreno, ospita inoltre la collezione civica di archeologia, vi figurano pezzi molto noti di ritrovamento ottocentesco: la “Venere” di Cannicella, il cippo a testa di guerriero, alcuni altorilievi di terracotta dal tempio di Belvedere.

La conferenza rientra nel ciclo di incontri “Storie di Persone e di Musei”, finalizzato al perseguimento dello spirito della Convenzione di Faro (2005) sul valore dell’eredità culturale per la società e, al contempo, ispirato al “decalogo per un Museo che racconti storie quotidiane” di Orhan Pamuk, per dare spazio e voce alle molteplici realtà culturali locali che popolano il territorio di cui il Museo di Villa Giulia è stato ed è tuttora interprete.
Lo scopo è quello di mettere a disposizione degli amministratori locali e dei curatori di raccolte civiche di interesse archeologico presenti nelle regioni del Lazio, dell’Umbria e della Toscana un luogo in cui poter raccontare la loro esperienza di valorizzazione non tanto dalla prospettiva delle “cose” quanto, piuttosto, da quella delle “persone”, intese sia come operatori museali che come fruitori culturali, in modo tale da far convergere l’attenzione anche sulla dimensione immateriale della nostra eredità culturale e sulle persone che, a vario titolo, “desiderano” identificarsi in tali valori. L’iniziativa rientra nella programmazione dell’Anno europeo del patrimonio culturale (2018) e ha ottenuto il patrocinio dell’International Council of Museum (ICOM) sezione italiana.
La partecipazione all’iniziativa, così come l’ingresso al Museo, per i partecipanti alle conferenze saranno eccezionalmente gratuiti, fino ad esaurimento dei posti disponibili.
Il prossimo appuntamento del ciclo avrà luogo venerdì 16 marzo e sarà dedicato al Museo Civico “Gustavo VI Adolfo di Svezia” di Blera (VT).


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