Un gioiello nel fango

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Di Gianni Cardinali  – già Professore di scienze naturali ed attento osservatore del proprio territorio!

 

La straordinaria piena del Paglia ha procurato danni incalcolabili e dolorosi ma ha anche messo a nudo, come da anni accade in Italia ogni volta che piove un po’ più del solito, i gravi errori commessi da chi deve decidere e da chi ha voluto che, chi decide, a sua volta, sia soggiogato da ogni pressione che, per semplicità, chiamiamo politica. La costruzione di un manufatto, come purtroppo avviene, non può essere soggetta a discrezione di chi in un dato momento detiene un potere chiaramente sostenuto da elettori con una cultura il cui fondamento è: “ho della terra che non vale nulla deve diventare fabbricabile!!”.

Si può fare? Certo che si può fare ma solo perché mancano delle normative di legge, che, come per tanti altri temi, rendono tutta Italia lontanissima dalla civiltà urbanistica dei paesi centro nord europei che, guarda un po’, non amiamo poi così tanto. Non ci si crederà, ma nel 1962, in un governo ancora tutto democristiano, il Ministro Fiorentino Sullo, niente di meno proveniente dall’Irpinia e residente nel Salernitano, tutte terre di diffusi abusi edilizi, in pieno “sacco di Roma”, quando imperversavano le speculazioni edilizie della Immobiliare di matrice Vaticana sulle terre della Chiesa, propose una legge, oggi diremmo europea, per sanare il grave ritardo italiano e per impedire l’imperversare dell’“edilizia concordata”, quella che a tutti i livelli della società, si diffondeva grazie alla possibilità di accordo tra chi voleva costruire e chi aveva il potere di decidere, con la drammatica diffusione di corruzione, brutture, assenza di spazi sociali e di altre infrastrutture fondamentali.

Il povero Sullo fu massacrato politicamente e la sua legge affossata con tutta l’Italia messa a disposizione dei palazzinari chiamati altrimenti imprenditori edili. Non è mica un caso che negli ultimi 25 anni in Italia si è costruito ex novo più di quanto non abbiano fatto Germania, Francia, Gran Bretagna messe insieme. Non è mica un caso, visto che da molto abbiamo cominciato a viaggiare, che ci accorgiamo che le città francesi, austriache, svizzere o tedesche sono organizzate in modo tendenzialmente intelligente, mentre le nostre, esclusi i centri storici, sono ammassi di architetture improbabili e uniformi da nord a sud, in agglomerati che non corrispondono ad un moderno canone di città.

Va aggiunto che nel 1989 fu varata un’altra legge che istituiva le autorità di bacino. Il Paglia e il Chiani, come affluenti, fanno parte dell’autorità di bacino del Tevere. Ebbene, da questa istituzione ci saremmo aspettati proprio un’autorità superiore, almeno al potere di tanti sindaci troppo spesso superficiali e demagogici. In sostanza se avessero preso provvedimenti seri per la salvaguardia del fiume, per la salvaguardia delle persone e dei manufatti, dovremmo avere una massa di carte e di principi tali che non sia possibile che vengano modificati dagli amministratori o dagli imprenditori alla ricerca di arginature, scavi oltre misura e possibilità di costruire in zone esondabili. Se fosse tutto chiaro e rigoroso non sentiremmo strane opinioni o richieste che ai più avveduti e con un po’ di competenza sembrano senza senso.

Nella tragedia si sono verificati fatti ai limiti del grottesco: sono state completamente allagate le sedi della polizia stradale e dei vigili del fuoco. Tutto progettato e autorizzato in zone chiaramente esondabili, anche se una piena del genere non si verificava da almeno 50 anni. Io che sono stato anche un modestissimo insegnante di geografia e di scienze della terra, ho imparato a leggere con facilità le carte con le curve di livello da dove si evince la banalità che ho affermato. Ci si domanderà cosa sarebbe stato necessario fare o non fare per evitare quello che si è vissuto non solo con l’alluvione. Intanto, non appena realizzata l’autostrada e quell’ingresso, vincolare tutta la zona di via A. Costanzi, abbellendola con alberi e siepi come ingresso gradevole verso il centro di Orvieto. Poi andava evitata l’espansione edilizia (compreso l’ospedale), ovviamente necessaria, al di là di un fiume, con una autostrada, una ferrovia e un’altra ferrovia in costruzione; stiamo parlando del piano Piccinato del 1965 che sembra aver orientato lo sviluppo di Ciconia per accontentare gli amministratori di allora già tutti piegati verso l’edilizia, con i “palazzinari” in prima fila a premere.

A proposito di edilizia concordata si dice anche che i proprietari delle terre di Ciconia siano stati più “bravi” nelle pressioni rispetto a quelli dell’area di Sferracavallo. il tutto per salvare il centro storico, altrimenti avrebbero costruito tranquillamente anche sotto la rupe, come è accaduto ad Orte. Se fosse passata la legge Sullo, la naturale evoluzione urbanistica, poteva e doveva orientarsi proprio verso Sferracavallo, con gli espropri possibili (naturalmente pagando i terreni) per realizzare un piano regolatore vero, dove l’imprenditore costruisce solo su suolo pubblico, quindi escludendo l’edilizia concordata, con previsioni ragionate e ragionevoli, con le infrastrutture necessarie e razionali e con una quantità di vani notevolmente inferiore a quella costruita negli ultimi 40 anni, cioè dal 1970, quando iniziò il “disastro” che attualmente ci rende “poveri”.

Oggi ci troviamo con un centro storico salvato fisicamente, con la sua rupe oggetto di interventi Pluriennali (le leggi per Orvieto) che sono costati più di 500 miliardi di lire, con la funicolare ricostruita e perfettamente funzionante, con parcheggi che ancora non si comprende a chi servano visto che sono poco frequentati se non per qualche occasione annuale e con una ex caserma che avrebbe potuto avere qualche destinazione solo che ci fosse stata una vera volontà. Nel 2005, dopo aver osservato attentamente tutta la parte bassa della caserma e la piazza interna (piazza d’armi), mi venne in mente l’ipotesi di proporre che qualche organizzazione importante della distribuzione commerciale, non necessariamente la COOP, anche straniera, potesse prendere in considerazione la disponibilità a realizzare un centro commerciale in quel posto, con un parcheggio a due piani come quello che già era in progetto in via Roma ed ancora non realizzato.

In sostanza sarebbe stato necessario che un Sindaco vero, avesse preso i necessari contatti per verificare una possibilità che avrebbe rivoluzionato una situazione che si stava già incancrenendo. Oggi a qualcuno viene in mente di discutere di centro storico come centro commerciale naturale! Purtroppo non ci si rende conto che le vacche sono ampiamente uscite dalla stalla perché le abbiamo fatte uscire, per tanti perché!! Il nuovo centro commerciale è in via di realizzazione in via A. Costanzi e già tutto allagato, quindi in zona chiaramente esondabile. La complanare, evidentemente funzionale al centro commerciale, con un nuovo ponte e con arginature improbabili e pericolose è in costruzione. Occorrerebbe fermarsi ma i lavori sono immediatamente ripresi come se nulla fosse accaduto.

Per quel poco che ho potuto osservare e con le modeste capacità interpretative di cui dispongo, mi è sembrato che il ponte dell’adunata, pur ben fatto e fortunatamente resistente, per tutta la situazione circostante non è più adeguato a resistere alle piene straordinarie che presumibilmente saranno sempre più frequenti. Per questo sarebbe necessario rifarlo a campate più ampie in modo che non faccia sbarramento come ha fatto in questa circostanza causando primariamente il versamento di acque torrenziali in via A. Costanzi. Non dimentichiamo che c’è l’ospedale e pur in mezzo al disordine urbanistico, con un solo ponte, più ampio, con le piste ciclabili a lato e tentando di riorganizzare Ciconia per quel che si potrà, anche con una viabilità ciclabile, che nessuno ha voluto mai perseguire nonostante i proclami immaginifici di ogni tipo, come il centro direzionale della città al Borgo nei primi anni ’90 o l’Università, tanto per mettere il dito sulla piaga e per fare qualche esempio..

L’elenco delle scelte disastrose è lunghissimo e andrebbe centellinato per capire dalla nostra breve storia di Orvieto quello che non siamo stati capaci di fare in tutto il Paese. Per finire, aggiungo solo che un sindaco importante di questa storia recente, pungolato fortemente dal sottoscritto con tante proposte ed idee relative alla città ed al suo territorio, dopo una pungolatura forte avvenuta dopo che la sua storia amministrativa era terminata, mi scrisse che di tutte le mie proposte lui fece sempre il contrario: gli risposi che se ne vedono le conseguenze!! È chiaro che a questo punto, chi avrà avuto la pazienza di seguirmi, mi chiederà cosa suggerirei ai futuri amministratori immaginando che ci possa essere qualcuno disposto ad ascoltare. In questa situazione non invidio chi vorrà assumersi questa responsabilità, tra l’altro senza risorse finanziarie chissà per quanto tempo, però ritengo che dovrebbe tentare di coinvolgere tutta la comunità (ovviamente non nomino la città che non esiste più) per indurla a capire che occorre salvare il salvabile e considerare il centro storico come il più importante gioiello della famiglia che dobbiamo imparare a conservare molto meglio ed a “venderlo” bene nel vero senso della parola: oggi la concorrenza è “spietata”.

 

Dalla foto si comprende bene come le arginature del futuro ponte, perpendicolari al flusso delle acque del Paglia, all’estrema sinistra della foto, fanno da parziale sbarramento alle acque stesse favorendo il loro convogliamento verso i due sottopassi autostradali, con allagamento di tutta l’area immediatamente sottostante la stazione ferroviaria! Come si comprende bene come lo “sbarramento” provocato dal ponte dell’adunata ha favorito l’ingresso dell’acqua dal sottopasso della SS71 verso l’area prospiciente l’ingresso autostradale!

 

Immagine post alluvione e ritoccata con porzioni di letto restituite al fiume e con un “nuovo” ponte metafora di quello immaginato nell’articolo del 2013!! Ogni tipo di suggerimento è stato completamente inascoltato e si è preferito adottare la tecnica di chi in casa nasconde la polvere sotto i tappeti: è stato costruito un sistema di arginature in riva sinistra ma soprattutto in riva destra nel tentativo di impedire alla futura alluvione di fare danni. Ancora una volta il denaro è stato speso (più di otto milioni di euro!!) piuttosto che investito, con un obbiettivo molto onesto, se vogliamo: LA MITIGAZIONE DEL RISCHIO! Qualcuno dovrebbe aver capito che il lavoro fatto non fa altro che aggravare la situazione!

 

Con la punteggiatura rossa sono indicati gli argini principali!

 

Esempio di arginatura su riva destra presso arredo marmi!

 

Argine lungo l’autostrada fino all’ingresso!

Con questo sistema si è realizzato un imbuto oltre il ponte dell’adunata quando poco prima rimane aperto l’unico sottopasso dell’autostrada: quello della SS71 che attraversa il ponte dell’adunata per entrare verso la rotonda di via Angelo Costanzi!!

 

Supponendo che si verifichi una alluvione anche più blanda di quella del 2012, visto che tra arginature e complanare è stata sottratta al fiume una porzione di letto analoga a quella dell’autostrada, immagino che, quando l’acqua, intrappolata in uno spazio ristretto giungerà al ponte dell’adunata, che farà di nuovo sbarramento, troverà un imbuto che la costringerà a rovesciarsi verso l’interno di via Angelo Costanzi, allagando di nuovo quello che fu allagato nel 2012 con il ridicolo che non troverà facilmente una uscita perché intrappolata dall’arginatura chilometrica inopportunamente realizzata!

 

In compenso ci rimane un nuovo ponte che si vorrebbe intitolato a Sandro Pertini e che dovrebbe essere utile in funzione dell’ospedale (sic!!), una passerella che costò circa un miliardo e trecento milioni di lire insieme ad una sorta di laghetto (costo un miliardo di lire) che doveva servire per la pesca sportiva!!! Da notare che l’80% di quel denaro proveniva da fondi europei dell’obbiettivo due.


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