“Quattro chiacchiere con …”. Paul Wiedmer: Vivere nell’arte e per l’arte al Parco-Museo La Serpara

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di Melania Catteruccia

Paul Wiedmer è un artista svizzero che da circa trent’anni vive in Italia. Dal 1997 ha scelto una tenuta appena fuori Civitella D’Agliano e qui non solo vive, ma ha il suo atelier e nei circa quattro ettari di superficie ha realizzato il Parco-Museo Serpara, che prende il nome dal toponimo del luogo, e che ospita opere dello stesso Wiedmer e di molti altri artisti da tutto il mondo. Per essere più precisi chiediamo direttamente a lui..

Paul W.

Quante opere e quanti artisti sono presenti ad oggi nel tuo Giardino-Museo?
Sono 31 Artisti e circa 80 opere!

Sul sito web dedicato si legge che :

“La cosa straordinaria del Parco delle Sculture de La Serpara sta nel suo particolare e personale riferimento alla storia delle origini”. Ce ne vuoi parlare?
Nel 1982 vivevo a Roma all’Istituto Svizzero con mia moglie Jacqueline Dolder. Un giorno eravamo in viaggio nella Tuscia, pioveva e ci siamo fermati al bar di Civitella d’Agliano, dove un signore del luogo mi chiese: ti piace qui? io risposi di si, così la sua prossima domanda è stata se volessi andare a vedere una casa in vendita, così scoprii La Serpara, una piccola valle scavata dal fiume Rio Chiaro, un posto del genere non esiste due volte al mondo, per non comprarlo sarei dovuto essere cieco e stupido, un’occasione che arriva solo una volta nella vita!

Quali sono i motivi principali che ti hanno spinto a creare il Parco? Sicuramente il fatto di essere stato assistente di Niki de Saint Phalle (autrice del Parco dei Tarocchi presso Capalbio, ndr) alla fine degli anni 60’ e la vicinanza geografica del Parco dei Mostri di Bomarzo c’entrano .. ma cos’altro?
 Nel 1968 sono arrivato a Parigi per diventare assistente di Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle per lavorare al loro progetto LE Cyclop o La Tete la mastrodontica scultura nel bosco di Milly-la-Foret. È stato un periodo bello ed intenso durante il quale ho fatto molti incontri interessanti tra cui Salvador Dalì. Incuriosito dai suoi racconti decisi di andare alla scoperta del Sacro bosco di Bomarzo. Avevo già visto molti altri giardini d’artista prima di allora in giro per il mondo come quello di Gaudi a Barcellona, il Palais Ideal di Cheval ed altri in Europa in Giappone, Cina e Korea. Anche Niki parlava spesso della sua idea di giardino, e così non è difficile immaginare di come mi sono fatto prendere anch’io dal desiderio di farne uno mio.

Samuele Vesuvio Autoveloxperlacqua-monitorig Wather

Il tuo Parco è un microcosmo in cui arte e natura si fondono in un equilibrio affascinante. Ma come si concilia questo con i materiali che usi? Tu sei stato definito l’artista del ferro e del fuoco… il ferro resta lì per secoli, si arruginisce ma non è certo biodegradabile, mentre il fuoco distrugge…brucia.
Lo stesso fra l’altro vale per la maggior parte dei materiali scelti dagli altri artisti presenti ( nel parco, fra le altre cose, ricordo una roulotte, una vecchia fiat 500, opere di acciaio ecc..) Ogni artista porta con sé le sue idee ed i suoi materiali, io cerco di coordinarli e di fare di queste differenze una forza rendendo La Serpara un Gesamtkunstwerk che dà la stessa importanza e tiene conto sia dell’arte che della natura. Ho scelto di invitare ogni anno solo uno o due artisti che lasciano un’opera site-specific nel giardino, in maniera tale da dare sia a noi abitanti de La Serpara che alla natura il tempo di accettarla ed inglobarla.
Non trovo che il ferro ed il fuoco siano materiali in contrapposizione, perchè per fare il ferro serve il fuoco, e poi perchè con la mia operazione di integrare l’elemento del fuoco all’interno delle opere di ferro è come se le completassi e le donassi la vita! Ecco forse è proprio questo il punto più importante, il fuoco delle mie sculture è un fuoco buono, è sinonimo di vita e di evoluzione, dove saremmo oggi senza la scoperta del fuoco? 
Per quanto riguarda i materiali degli altri artisti ce ne sono davvero tutti, dal “Pulpopugno” di peperino di Jérémie Crettol che ovviamente rimarrà intatto per molto tempo, come anche gli Autovelox di acciaio inossidabile di Vesuvio, a Massimo de Giovanni che usa il bambù per fare i suoi mulini posizionati nel fiumiciattolo Rio Chiaro, Severin Müller con sculture in legno di quercia o Daniel Brägg che esponendo della frutta in barattoli di vetro ci invita ad osservarne la loro decomposizione.
Ma ci sono anche lavori che usano la natura vivente come l’atterraggio di elicotteri “Heliport” della Ingold Airlines, Pavel Schmidt che usa le piante in maniera allegorica piantandole in stretta relazione alle sculture fino al mio “Rospo di Fuoco” che possiede solo un’anima di ferro per essere completamente coperto da piante rampicanti ad ultimare la scultura.

La sensibilità per il legame tra arte e natura da che deriva? La tua terra d’origine c’entra? Quale è la tua formazione?
Per la natura vale la pena di lottare! Io ho sempre pensato che gli alberi sono le sculture più belle che abbia mai visto, infatti ho provato già molte volte ad imitarli facendo alberi di fuoco. Ho visitato molti giardini botanici, il primo era a Berna da bambino e mi ha subito impressionato, da allora in ogni città che visito ne vado alla ricerca, tra i più belli quello di Londra e di Palermo.

Hai iniziato direttamente con la scultura?
Si ho iniziato subito con la scultura, ma ho anche partecipato a un corso di acquarello, siamo andati alle cinque terre e quando stavo dipingendo il tramonto è arrivato un tizio che si è bevuto la mia acqua per acquarellare, a quel punto ho capito che non è la mia tecnica! Poi ho imparato a fare litografie su pietra all’accademia delle belle arti di berlino, ma altrimenti solo ferro! Essere in grado di dominare un materiale dà soddisfazione! Nelle mie mani il ferro è come plastilina, posso fare qualsiasi forma con questo materiale. È bello saper fare qualcosa che gli altri non sanno fare, è fantastico essere il più bravo in questo!

Attilio Pierelli-Ikarus

Perché hai scelto proprio questa forma di espressione? E poi questi materiali?
Mio padre era impiegato delle ferrovie svizzere SBB ed aveva, già da molto giovane, sicurezza ed un salario garantito, per questo voleva che anche i suoi tre figli intraprendessero questa strada. Secondo i suoi piani io dovevo diventare macchinista e quindi visto che per diventarlo bisognava aver imparato un mestiere inerente al ferro io ho imparato il mestiere del fabro.
Ma non sono mai arrivato al punto di lavorare per le ferrovie, già durante il mio apprendistato, il sabato e la domenica lavoravo per l’artista Bernhard Luginbühl, un artista extraclasse, che viveva e lavora poco lontano da Berna, a Mötschwihl. Luginbühl veniva dalla scultura di pietra ed io gli ero molto utile con la mia maestria per le saldature, mentre lui mi ha aperto la mente con il suo modo di pensare e la sua lungimiranza. In quel periodo Luginbühl era un artista molto richiesto e lui mi portava sempre con se a fare le mostre nei musei più belli d’europa, l’apice è stato quando siamo andati per tre mesi in giappone a realizzare una scultura per l’esposizione mondiale di Osaka, dove incontrai Tinguely che mi portò a Parigi poco dopo.

Domanda banale, ma d’obbligo: quali sono gli artisti del passato e tuoi contemporanei che più ti hanno formato e influenzato?
Ovviamente i miei maestri sono stati Luginbühl, Niki de Saint Phalle e Tinguely, ma anche l’arte Etrusca mi affascina, i sarcofagi con le sculture delle donne sdraiate sopra mi elettrizzano, ed ogni tanto girando per Orvieto mi sembra di riconoscerne qualcuna!
Oltre al Signorelli che mi ha catturato dalla prima volta che sono entrato al Duomo di Orvieto, ed a cui nel 1986 ho dedicato un’intera mostra dal titolo “Omaggio a Luca Signorelli” che contrappone la sua idea di inferno alla mia, ne sono usciti molti quadri e sculture oltre a foto e video, che ho realizzato al vecchio sfasciacarrozze Trentavizi con vista sul Duomo! La mostra poi ha girato tra Roma, Orvieto, Svizzera, Germania e Finlandia con molto successo.

Progetti presenti o futuri?
Abbiamo appena pubblicato il libro che festeggia i 20 anni de La Serpara con ViaIndustriae Publishing ISBN: 978-88-97753-35-3 , nei prossimi mesi saremo in Tour per presentarlo a Terni, Perugia, Roma, Zurigo, Berna, Milano. Invece ad Orvieto saremo il 7 Ottobre da Ciclostile con un piccolo evento! 
Io poi sto preparando una mostra personale per la Galerie Käsermann di Büren an der Aare in Svizzera.

Paul Wiedmer-Feuerskulptur

 

Vivi l’arte a 360gradi completamente immerso in essa, sia a livello fisico sensoriale, vivendo e lavorando all’interno del Parco, che relazionale, visto che sia tua moglie che tuo figlio sono artisti. Potresti vivere diversamente? Cosa sarebbe la tua vita lontana dall’arte? Ma cosa è poi, in fondo, l’arte?
No! non potrei vivere diversamente! Per me non esiste un vita lontana dall’arte poichè un artista può fisicamente essere in un posto qualsiasi ma la testa lavora sempre, io preferisco stare qui a La Serpara come volontario per l’arte, dove mia moglie Jacqueline con il pollice verde si occupa delle piante e mio figlio Samuele Vesuvio ha installato tre Autovelox, uno per l’aria uno per la terra e uno per l’acqua e fa le multe agli animali che nuotano, volano o corrono troppo veloci… grazie a questi incassi si va avanti!

OGGI …E’ importante divergere? L’arte deve guardare al passato o al futuro?
Non esiste futuro senza conoscere ciò che è stato prima, questo vale per l’Arte come per ogni altra cosa.

 

DURANTE L’ANNO IL GIARDINO DI SCULTURE LA SERPARA DI PAUL WIEDMER È APERTO SU APPUNTAMENTO:

0761914071 wiedo@libero.it

Tutte i diritti delle foto delle Opere sono di proprietà di Paul Wiedmer – foto di Francesco Galli
Tutti i diritti della foto ritratto di Paul Wiedmer sono di proprietà di Jacqueline Dolder – foto di Jacqueline Dolder


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