“Quattro chiacchiere con …” Graziano Marini, l’armonia dei colori puri e la luce

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“Quattro chiacchiere con ..” questo il nome della nuova rubrica di Orvietosi.it che, con cadenza quindicinale, racconterà ai lettori curiosità, notizie, novità del mondo dell’arte e della cultura e tutto ciò che ruota intorno ad essa. La nuova finestra sul nostro giornale che troverà spazio in una sezione ad hoc, sarà curata da Melania Catteruccia, un’artista visiva orvietana. Dopo aver conseguito la maturità artistica ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Roma e poi un corso per curatori di mostre. Ha esposto in personali e collettive e lavorato nell’ambito dell’organizzazione di mostre di arte contemporanea. Ha sempre avuto curiosità riguardo l’operato artistico altrui, e interesse a porre domande a persone in cui alberga talento. E proprio da quattro chiacchiere di fronte a un caffè è nata la rubrica “Quattro chiacchiere con…”. In questa prima uscita Melania propone ai notri lettori l’intervista a Graziano Marini.

 

di Melania Catteruccia

Conosco Graziano Marini da molti anni, dal 2004, quando partecipai all’allestimento della sua mostra monografica ad Orvieto, a Palazzo dei Sette. Lo trovai una persona solare, interessata al mondo, divertente. Per questo non esitai a porgli alcune di queste domande, dopo aver osservato con molto interesse i suoi lavori. Ricontattandolo di recente, per realizzare questa intervista, ho ritrovato la stessa disponibilità di allora e nuovi progetti.

Come nascono le sue idee? Dell’ambiente e della cultura, cosa influenza di più il suo lavoro?

Le idee navigano nell’aria, sono di tutti, basta essere pronti a coglierle. Gli artisti hanno il dono di cogliere gli impulsi prima degli altri, naturalmente bisogna possedere una forte volontà e po’ di naturale talento. Idea o disegno mi pare significhi, come anche per Shakespeare, intenzione, programma, progetto . Ho cominciato da giovanissimo a perseguire questo disegno, nel tentativo di diventare un pittore moderno.
E così ho imparato questo mestiere di pittore adoperando le mani e gli occhi anziché le parole, per essere più preciso posso dire che mi sono preoccupato fin dagli inizi dell’effetto dell’insieme della luce, piuttosto che del segno, la materia e la moda. Sono certo che, la cultura circostante, l’attualità e la storia, hanno influenzato più o meno inconsapevolmente il mio lavoro.

Prima di accostarsi alla tela conosce già quale sarà il soggetto dell’opera? Oppure preferisce lasciar fluire le emozioni?

Quando entro nel mio studio mi scrollo di dosso tutti i pensieri e tutte le sovrastrutture mentali che sono dentro di me, mi sento immediatamente libero e pieno di energie, comincio sempre a lavorare con estrema tranquillità e curiosità, non conosco mai quello che farò, lavoro sempre di getto in maniera spontanea , emotiva, adattando naturalmente al mio linguaggio le tecniche che più mi appartengono. Sulla tela bianca parto sempre da un segno da una macchia e via via proseguo fino a quando la superficie non mi respinge, solo allora, l’opera può dirsi conclusa , terminata.

Perché la scelta di determinati colori ? Che significato ha per lei, ad esempio, il rosso ?

Ciò che mi interessa nei miei colori è l’armonia, più di certi colori, singolarmente sono le armonie di contrasto fra loro. Non amo e non uso mai il nero, ne i colori marroni terra. Uso quasi sempre i colori così come sono nei tubetti, allo stato puro ; non li mescolo mai prima di dipingere perché sono convinto che se questi vengono accostati e stratificati sulla superficie nella giusta e opportuna quantità si mescolano da soli nella retina creando così quella che si chiama miscela ottica.
Il rosso è un colore importante, è impulso, volontà di vincere e tutte le forme di vitalità e di potere, dalla potenza sessuale alla trasformazione rivoluzionaria. E’ impulso verso l’agire attivo, verso lo sport, la lotta, la competizione, l’erotismo e la produttività audace. Il rosso è l’impatto, la forza della volontà, distinto dal verde che è elasticità della volontà.

Quali materiali e supporti utilizza prevalentemente per realizzare i suoi lavori, e perché?

Durante la mia attività ho sperimentato e provato quasi tutti i materiali e tutte le tecniche correnti della pittura su tela, escludendo via via quelle che mi sembravano troppo difficili, ovvero troppo chiuse in modelli già completi, dove la relazione fra operazione pittorica e qualità del quadro finito era già riscontrata o riscontrabile a priori. Così, ho tentato di limitare la mia tecnica a due criteri fondamentali: cioè fare quadri e non decidendo con la testa. Dipingo sempre in maniera classica, uso colori ad olio, tele telai di buona qualità, poiché ritengo che l’opera d’arte, anche se non necessaria, debba essere sempre di ottima manifattura.

Prepara lei tela e telai ?

Agli inizi della mia carriera montavo telai e preparavo tele sempre da me, ora non sempre lo faccio, per questioni di tempo. Ho dei buoni artigiani che mi forniscono tele e telai professionali di qualità. Preferisco quasi sempre usare telai da rifodero, quelli che si usano per il restauro poiché sono più robusti e duraturi con spessori di 4 o 6 cm. anche se più costosi. Invece quando devo sperimentare nuove tecniche cromatiche o di materie diverse preferisco prepararmi nella maniera più opportuna le tele da solo.


A quale artista o movimento del passato si sente legato in modo particolare? E quali sono gli artisti contemporanei che più apprezza?

Quasi tutti i maestri del passato mi interessano per una ragione o per l’altra, anche se non ho un maestro in particolare a cui guardo. La ragione fondamentale è il mio interesse per le diverse interpretazioni del linguaggio che ognuno di essi offrono; quello stesso linguaggio (visivo) che io cerco di sviluppare. Tuttavia ci sono stati artisti che ho cercato di studiare in maniera più approfondita rispetto ad altri, sono tutti quegli artisti che mi hanno sempre impressionato e formato, artisti come Caravaggio, Millet, Pellizza Da Volpedo, Medardo Rosso, Cèzanne, Matisse, Balla, Boccioni, Severini, Mondrian, Rothko, Pollock, Dorazio ecc. Artisti che hanno avuto sempre l’obiettivo di dipingere la luce, che è la stessa ossessione che mi persegue.
Degli artisti contemporanei apprezzo e stimo gli artisti che hanno lavorato sul colore, apprezzo gli espressionisti astratti americani, poi i pittori del nostro ultimo dopoguerra come Turcato, Dorazio, Santomaso, Vedova, Veronesi, Melotti, Novelli, Sebastian Matta, Max Bill ecc. sono quasi tutti pittori che ho avuto la fortuna di conoscere e relazionarmi con loro, noi artisti siamo fortunati perché possiamo studiare l’arte dal vivo.

Mentre invece non mi sono mai fatto sedurre dalle “mode artistiche”: quelle stesse mode che hanno attraversato gli anni della mia formazione e che hanno travolto la maggioranza dei miei colleghi, come la cosiddetta “ nuova pittura” o “transavanguardia” degli anni ottanta, da cui ho cercato di stare lontano poiché ho sempre ritenuto che tali fenomeni siano stati dei sottoprodotti della grande tradizione della pittura moderna.

 

Quale pensa che sia il fine ultimo dell’Arte?

L’arte svolge senz’altro un ruolo importante, poiché l’uomo ha bisogno di qualcosa che risvegli nella sua immaginazione una critica fantastica e alternativa all’aspetto razionale della vita. E’ la necessita di qualcosa che agisca subito attraverso l’occhio, che è il mezzo più diretto di percezione della realtà. Oggi esiste una profonda frattura tra l’arte e la cultura degli uomini del nostro tempo.
E siccome uno dei rimedi più efficaci a tale situazione è nell’educazione dell’uomo alle cose che riguardano la sua presenza, noi artisti vogliamo fare un tentativo. Vogliamo che l’uomo contemporaneo si renda conto delle immagini che costituiscono l’ambiente delle sue azioni, della sua intensa vitalità e dei suoi sogni, cominciando proprio dalla pittura che, in modo particolare, propone alla sua coscienza le ragioni e le forme essenziali di tali immagini. Una delle cose che l’uomo può fare con maggiore facilità e miglior profitto, è di esaurire i propri dubbi leggendo; quindi completando la propria conoscenza e aumentando la propria libertà. L’uomo contemporaneo, purtroppo soffre ancora,(molto spesso), di complessi di inferiorità nei confronti dell’arte moderna. E ciò dipende da una educazione sbagliata.
Tuttavia sono dell’idea che l’arte moderna trasmette fondamentalmente allegria, è stata creata dagli impressionisti, dai simbolisti e dai cubisti contro la paura, è un’ arte laicista, un’ arte contro la letteratura, ossia contro le paure e le fobie imposte dalla letteratura, dalla filosofia, dalla teologia e dalla politica. L’arte moderna è l’impressione della gioia. Per questo il compito dell’artista oggi è quello di combattere contro la paura procurata dal mondo. L’arte oggi può essere uno strumento per incoraggiare l’uomo.

 

Anche se spesso gli Artisti cercano di sfuggire alla logica del mercato non significa che non abbiano un’opinione di massima. Ci può illustrare la sua ?

Quando dipingo non lo faccio né per il denaro né per lo spirito, ma semplicemente perché sono curioso di vedere nella pittura immagini e colori che non ho mai visto prima e che so possibili. Questa per me è la sorpresa, la rivelazione. Invece il mercato e il successo per un artista sono un’altra cosa, non dovrebbe riguardare più di tanto anche se ci sono artisti che tentano di perseguire solamente il successo e il mercato. Naturalmente il più grande privilegio per un artista è quello di riuscire a vivere del proprio lavoro. Ma non illudiamoci, se il pittore vende i quadri continua a creare con più sicurezza, ma se non li vende continua lo stesso a dipingere.

 

E’ difficile mantenersi facendo l’artista ?

Purtroppo è abbastanza difficile ovunque, nel nostro paese molto di più, ma il segreto che vorrei trasmettere ai giovani artisti e il consiglio che posso dare è uno solo, oltre a non arrendersi mai, è importante impossessarsi bene delle diverse tecniche artistiche, in maniera chè, quando un artista conosce le molteplici discipline come la pittura la scultura ,la grafica, la ceramica, l’oreficeria, l’arte del mosaico del vetro ecc. potrà sempre difendersi e sopravvivere proponendo di volta in volta i diversi aspetti del proprio linguaggio con queste tecniche, senza fermarsi e fossilizzarsi su una sola ricerca, questo potrà dare all’artista stesso, anche, delle ulteriori possibilità economiche.

 

Il rapporto Artista/gallerista è spesso caratterizzato da amicizie genuine: molti Galleristi durante le interviste hanno fornito conferma. Dal suo punto di vista, quando è possibile entrare in sintonia con le Gallerie d’Arte e cosa consiglierebbe agli Artisti che tentano, spesso senza riuscirci, di entrare in quest’ottica ?

Storicamente e naturalmente il rapporto Artista/Gallerista è un rapporto di reciproca stima, di fiducia e sincera amicizia, il gallerista per un artista rappresenta una figura materna o paterna , a secondo dei casi, spesso ne conserva gelosamente le confidenze più intime , è un punto di riferimento necessario di scambio culturale sia nei momenti di gioia che in quelli di crisi. (vedi i grandi mercanti Kounwailer-Picasso.Matisse, San Lazzaro- Marino Marini ecc)
Purtroppo oggi nel nostro Paese non sempre è così; i galleristi non sono buoni compagni di strada degli artisti, salvo rare eccezioni, molto spesso prevale l’interesse economico a quello culturale e umano. Purtroppo si vedono in circolazione troppe signore bene che aprono e chiudono gallerie con estrema disinvoltura, solo per ambizione personale e mondanità, arrecando molto danno al mercato e agli artisti giovani. Un consiglio che potrei dare agli artisti più giovani è comunque quello di frequentare galleristi , critici e collezionisti giovani, loro coetanei, per poter percorrere insieme, con lo stesso entusiasmo l’avventura dell’arte, ed evitare quando è possibile, i vecchi marpioni.

 

Lei è nato a Todi, dove ancora oggi vive e lavora, pensa sia più difficile entrare in contatto con gli “addetti ai lavori” vivendo in una piccola realtà piuttosto che in una grande città o viceversa ? perché ha deciso di portare avanti la sua ricerca a Todi ?

Io sono nato a Todi, la mia formazione è avvenuta qui, perché ho avuto delle circostanze fortunate, come la conoscenza di Piero Dorazio. Inoltre l’esperienza che ho avuto nel dirigere il Centro Internazionale della Ceramica Montesanto, per oltre 15 anni, dove sono passati alcuni tra i maggiori artisti contemporanei europei e americani posso ritenerla unica nel suo genere.
Da questa
posizione privilegiata, ho potuto capire gli aspetti più reconditi di questo mestiere, solo così mi sono potuto permettere di rimanere ancorato a Todi, anche se questa scelta in alcuni casi mi è costata molto cara. Al grigiore del subway di Londra e di New York ho preferito la qualità di vita della mia terra. Comunque per difendere il mio lavoro debbo viaggiare in continuazione, sono sempre in auto Milano, Trieste, Zurigo, Basilea, Francoforte, Berlino ecc. per poter rimanere in contatto con gallerie, musei, critici e artisti , tutto questo costa sacrifici, che al ritorno viene ricambiato dal meraviglioso benessere di questi luoghi.
Tuttavia se dovessi dare un consiglio agli artisti più giovani che sono nati qui, gli direi di andarsene, per cercare di avere contatti, esperienze e scambi internazionali. E’ vitale per un artista giovane oggi andare a respirare gli humus più diversi dell’arte e della cultura : uno dei luoghi più interessanti, in questo momento, per la cultura artistica è certamente Berlino.

 

Dal 1978 al 1982 dipinge i suoi primi quadri e sperimenta le possibilità tecniche della ceramica e delle arti applicate, può dirci che importanza hanno, nel suo percorso artistico, queste tre diverse forme espressive e come le rapporta fra loro?

Si, per quanto riguarda il mio lavoro, oltre alla pittura, alla scultura e alla grafica nasce in me un forte interesse e una forte curiosità, a sperimentare a confrontarmi con molte e diverse tecniche e discipline artistico – artigianali come la ceramica, il mosaico, l’oreficeria, il vetro i tappeti ecc. ( che alcuni chiamano arti applicate o arti minori, ma in realtà appartengono di diritto alle grandi arti)
Durante il mio percorso artistico ho realizzato numerose opere adottando queste tecniche variando di volta in volta le sperimentazioni con le differenti tecniche e discipline. Credo che non si debba aver paura di limitare, di ampliare, di adottare tecniche che conosciamo sia attraverso il nostro lavoro che attraverso quello degli altri artisti. Anzi, bisogna sviluppare un’abilità a leggere l’arte anche da un punto di vista tecnico oltre che formale, a riscontrare cioè, come certe qualità e certi caratteri dipendano proprio da una spontanea modificazione e affermazione tecnica. Quasi sempre queste tecniche servono a migliorare la nostra vita, a renderla più piacevole e allegra.

 

Nel 1998/99 tiene dei corsi di teoria dell’immagine e decorazione pittorica presso il Carcere di Spoleto, cosa le ha lasciato questa esperienza?

La ritengo un’esperienza straordinaria per la mia formazione, sia da un punto di vista culturale che umano. Tutt’oggi continuo ad accettare di tenere alcune lezioni all’interno del carcere di Spoleto poiché ritengo che un artista abbia il compito di trasmettere emozioni, energia , speranza sentimenti, sensazioni e sogni a tutti. L’arte in genere, ma soprattutto la pittura, non può né correggere, ne consolare chi è sottoposto a un destino crudele, può però aiutare l’essere umano a ritrovare se stesso riflettendo su un dato concreto e al tempo stesso fantastico. Può insinuare nella sua coscienza per mezzo delle sensazioni visive di fenomeni immaginari una dimensione diversa dello spazio e soprattutto del tempo. Certamente poi il colore, la materia pittorica può dare attraverso l’occhio nutrimento ai sensi del cervello senza il quale l’uomo inaridisce. L’uomo può crescere spiritualmente sia libero che in serra, come certe piante e c’è chi sceglie addirittura di crescere in serra come il Monaco e chi invece vi è costretto dalla società come gli uomini di Spoleto. Ciò che conta è che in entrambi i casi la loro umanità sia preservata.

 

Tra i suoi impegni anche l’organizzazione di manifestazioni artistiche. E’ attualmente in corso la collettiva “CromoNero” da lei curata insieme a Franco Profili e Pino Bonanno, ce ne vuole parlare?

Oltre alla mia attività di pittore, mi sono sempre occupato di  promuovere, curare e organizzare mostre fin dagli anni ‘70 quando cominciai con l’Associazione Piazza Maggiore di Todi organizzando grandi mostre monografiche, ricordo quelle di Piero Dorazio, Guttuso, Jean Arp, Sebastian Matta, Mafai, Max Bill, Attanasio Soldati, ecc..  A seguire ho organizzato molte mostre di arte italiana sia nel nostro Paese che in Germania, Svizzera e Francia. Quanto alla mostra Cromonero posso dire che è stata organizzata insieme agli amici artisti Pino Bonanno e Franco Profili, l’idea è nata su sollecitazione del Sindaco di Scheggino nella primavera scorsa, in occasione della manifestazione “Diamante nero”, abbiamo pensato di scegliere 35 artisti di diversa origine generazionale e diversa cultura artistica, che  durante la loro ricerca si sono dovuti confrontare con il colore nero. La curiosità di questa mostra è stata anche quella di aver intercettato e messo in mostra opere in nero di alcuni grandi coloristi del novecento come Afro, Dorazio, Turcato e Vedova. La mostra è stata un  successo di pubblico , destando curiosità e interesse. Dopo Scheggino nel mese scorso è stata trasferita nella città di Pesaro e poi è tornata in Umbria nella bellissima e prestigiosa sede dell’Abazia di San Felice a Giano dell’Umbria dove si è appena conclusa.

 

Quali sono i suoi prossimi progetti?

In questi ultimi quattro-cinque ho ridotto drasticamente  le mie mostre personali, anche se ricevo costantemente molte richieste, considero questo momento un passaggio intimo importante per la mia ricerca, quindi ho deciso di concentrarmi a studiare e sperimentare una  nuova evoluzione del mio linguaggio visivo,  sto cercando nuove immagini sia con la pittura su tela che con la ceramica e il vetro.
Sono ormai arrivato a sessant’anni, quindi, sono cosciente e consapevole del fatto che le immagini un pittore moderno deve trovarle dentro se stesso e non copiando o imitando la natura, dev’essere il manufatto del proprio pensare metafisico del proprio poetare. L’esistenza dell’opera appare all’improvviso, come la vita vissuta e la senti vera perchè trovata in te stesso. ogni opera è sempre un’avventura e la sua apparizione un evento, una sorpresa. L’arte è un enigma, non si spiega e non si insegna, si deve imparare in diretta. Il sapere dell’artista è oracolare e fantastico. Le nostre immagini sono metafore, forme interiori, sensazioni di presagio.

 


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