Ospedale al collasso tra organico al lumicino e liste d’attesa annuali. Aumentano i casi di malasanità

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ORVIETO – Carenza di personale e macchinari desueti. Sono i principali problemi che stanno dietro alle liste d’attesa per le prestazioni sanitarie offerte dal Santa Maria della Stella di Orvieto e dalla medicina territoriale. E’ così per la cardiologia, in ginocchio con solo tre cardiologi, urologia che sta per essere ridotta, il pronto soccorso in estremo affanno senza risorse e primario, le sale operatorie che avrebbero bisogno di personale per far funzionare la Sopi (sala operatoria per i piccoli interventi), per la terapia intensiva, ortopedia che ha perso il primario come anche oculistica.
Per non parlare delle liste d’attesa, oramai annuali. Per una mammografia bisogna attendere aprile 2018, per una visita dal dentista per il bambino la famiglia verrà ricontatta dalla Usl entro un anno per l’appuntamento, per le analisi cariotipo prenotazioni chiuse per tutto il 2017, ecodoppler giugno 2018, visita cardiaca un anno così come per una colonscopia o visita oculistica. Insomma l’ospedale orvietano sembra proprio navigare in acqua cattive e alla neo direttora Rita Valecchi, spetterà il difficile compito di capire come risolvere problematiche ormai incancrenite.
Sempre più emergono anche casi di mala sanità. Dal bambino affetto da un male alle orecchie che è stato lasciato per oltre cinque ore al pronto soccorso senza che si trovasse un medico disposto a visitarlo ad un francese di sei anni con una forte tosse che dalla mattina alle 9 è stato fatto aspettare insieme alla madre fino al pomeriggio prima di una visita. Oltre ai cittadini, che più che altro si dicono rassegnati e costretti a ricorrere alle prestazioni mediche a pagamento per non morire prima, è cominciata a farsi sentire anche la politica. «Si era detto di rilanciare Orvieto come unico ospedale umbro, per posizione geografica e per bacino, in grado di attrarre utenze extra regione ma si vede che tutto ciò fa invidia a qualche altra territorio umbro per tanto è in atto un vero smantellamento del nostro ospedale» è la denuncia di Ciro Zeno (Pci) nel puntare il dito contro la Regione che sembra fare orecchie da mercante.
Anche CittadinanzAttiva, per bocca del suo presidente, Gianni Mencarelli, più volte ha gridato allo scandalo. «Il vero nodo – dice – è piuttosto la riorganizzazione dei servizi sanitari che nessuno vuole fare. La situazione del nostro nosocomio ormai è incancrenita e metterci una pezza è impossibile. Occorre uscire da questo schema dove quello di Orvieto deve essere per forza un ospedale dell’emergenza e urgenza». Tali criticità erano emerse anche nel lungo dossier prodotto ad una commissione di inchiesta comunale presieduta dalla consigliera Roberta Tardani. «La situazione era gravissima all’epoca e lo è rimasta anche ora – commenta – tranne piccoli e irrilevanti casi in cui la direzione sanitaria ha effettuato interventi modesti». (Sa.Simo)

 


Una risposta a Ospedale al collasso tra organico al lumicino e liste d’attesa annuali. Aumentano i casi di malasanità

  1. diciamo che: l’ospedale di Orvieto non può da solo risolvere tutti “i mali”che affliggono i cittadini del comprensorio ed ora anche da fuori regione. Bisogna puntare e subito su una riorganizzazione dei servizi sul territorio per fare prevenzione onde evitare di dover ricorrere all’ospedale, dove dovrebbero essere risolti solo i casi di acuzie, gli interventi programmati e i veri pronto soccorso(sembra che i codici bianchi ma non solo ad orvieto toccano le medie del 75%)Insomma con il contributo fattivo dei medici di base in stretto rapporto con gli specialisti si potrebbe ottenere un miglior risultato anche a fronte di un mantenimento dei costi, operando semplicemente su una riorganizzazione di tutto il sistema. Purtroppo la sanità che rappresenta la maggior spesa per le tasche degli italiani è ancora preda di interessi sia clientelari che di business da parte delle case farmaceutiche ad altri soggetti, che frenano il processo di cambiamento. Per ora possiamo solo protestare e fare la conta delle cose che non vanno.Cittadinanzattiva

    barone
    1 agosto 2017 a 15:39

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