Lucia Vergaglia. “Un defibrillatore su quattro in manutenzione”

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Riceviamo e pubblichiamo, ricordando il grande valore civile e sanitario del progetto di Orvieto Cittacardioprotetta, che non dovrebbe entare in quel clima polemico che ricorda la capogruppo M5S Vergaglia.

Orvieto città cardioprotetta. Un progetto nato da un’idea dell’allora primario di cardiologia nel nostro troppo bistrattato ospedale, Giampiero Giordano, era la metà degli anni novanta e con la neonata Amici del Cuore la città di Orvieto fu dotata defibrillatori automatici portatili, custoditi in teche facilmente accessibili nei punti strategici della città, e furono formai molti rianimatori laici, cioè non medici, preparati però a mettere in atto le procedure salvavita di base. Uno scatto in avanti verso una realtà sociale e cittadina progredita e più sicura.

Oggi purtroppo quella della cardioprotezione sta diventando un ricordo sbiadito, come le altre vestigia del passato che fu. E gli orvietani sanno bene che nella rupe dell’ex ospedale, dell’ex caserma, vicino all’ex farmacia comunale ci sono le ex postazioni salvavita dove una scritta sbiadita dal lungo tempo passato ha sostituito la macchina che rimette in moto il cuore. Questa deriva è pericolosa pertanto anche su questo il MoVimento 5 Stelle ha ritenuto doveroso interrogare il primo cittadino Giuseppe Germani, che nel suo ruolo di Ufficiale di Stato ha la responsabilità della salute dei cittadini residenti e visitatori in Orvieto.

«Un senso di falsa sicurezza, come quello delle teche salvavita non funzionanti, non solo non protegge ma mette maggiormente a rischio i cittadini per i quali si potrebbero porre strategie alternative di primo soccorso e rianimazione. Interrogando il Sindaco non solo vogliamo essere informai sul perchè non è stato messo un muletto, una macchina di riserva temporaneamente nelle teche dove il defibrillatore assegnato veniva rimosso per manutenzione ciclica, ma piuttosto chiediamo anche come mai non sono state messe le indicazioni multilingua o con cartina, visto che siamo in una area fortemente turistica e sapendo che in caso di incidenti cardiaci agire in fretta fa la differenza. E naturalmente quali alternative sono state pensate: c’è per caso un dispositivo mobile dai vigili disponibile su chiamata premendo un pulsante S.o.S.? La formazione salvavita agli operatori di accoglienza, ristorazione e commercio sul territorio? Un rilancio della città cardioprotetta usando le fonti finanziarie dell’europrogettazione assieme a partner privati? Campagne di sensibilizzazione? Insomma un po’ provocatoriamente cercheremo di chiedere per proporre soluzioni a questo dei defibrillatori che è un problema vero, e purtroppo, anche un segno di disattenzione nella cura della città troppo persa in polemiche scaturite dai lanci stampa delle posizioni di certi assessori, mai per un’assunzione di responsabilità sempre per attaccare le varie comunità orvietane: commercianti, albergatori, residenti, automobilisti… insomma sbagliamo tutti, tranne loro.»


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