Il vento d’America soffia sulla Rupe, Orvieto sempre più “International city”
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Il vento d’America soffia sulla Rupe, Orvieto sempre più “International city”

 

ORVIETO – In fila al supermercato, spalle al muro con carta e acquerelli per fermare l’attimo, schiena sotto al sole per scavare la storia. Eccola Orvieto, terra di tesori. Terra a stelle e strisce. Sì perché se l’Indipendence day sotto le guglie del Duomo poco è piaciuto agli orvietani, la città di tufo agli americani piace eccome.
Che sia per vacanza, per scelta di vita o per studio o anche per pronunciare il fatidico “yes” sull’altare, il popolo del Nuovo Mondo costituisce una fetta importante dell’economia orvietana. Bisognerebbe solamente saper incanalare sulla giusta vela il vento che arriva dall’America perché se è vero che l’enogastronomia e la filosofia slow attirano, altrettanto potente, è la calamita della cultura, della scienza e delle belle arti.
E, una volta entrati in empatia con questa città così alta e strana, non innamorarsene è praticamente impossibile. Soprattutto se l’intimità del piccolo scrigno di tufo viene messa allo specchio con metropoli come Roma. Dopo un breve weekend nella Capitale, Mae Hunt del St.Anselm College (New Hampshire), ad Orvieto per partecipare ai campi scuola archeologici presso il sito di Coriglia, nella necropoli di Crocifisso del Tufo e nella cavità di Via Ripa Medici, lo ha fatto.
«Roma ..i monumenti antichi, le belle attrazioni e il cibo delizioso. Tuttavia, è un grande contrasto alle intime strade di Orvieto. Sono stata felice di ritornare nella nostra tranquilla città, che già considero la mia casa».
E non è la sola a pensarla così. Marissa D’Angelis, altra studentessa dello stesso College, parla di Orvieto come della destinazione perfetta per un viaggio.
«L’unico problema – dice – è che la sua intensa bellezza non può essere catturata da una semplice fotografia. E’ necessario venire a testimoniare l’architettura, la gente, la cultura, il cibo, ognuno con i propri sensi». Mariah, dell’Università dell’Arizona, ha invece raccontato la sua esperienza in un blog. «Orvieto è stata la mia casa per un’estate indimenticabile.
Se il mio cuore fosse stato una mappa, sarebbe stata proprio Orvieto. Vorrei poter incastonare questa città e il suo fascino in una palla con la neve e tenerlo vicino a me per sempre. Questa piccola città mi ha risvegliata». Anche Whitney Walker dell’Università del Kansas l’anno scorso ha fatto la stessa esperienza per studiare architettura e design.
«Nel mio cuore ci sarà sempre un posto per questa città e tutte le persone che ho incontrato». Ritornata in Arizona, la studentessa Diana Leonard porta ancora vivo il ricordo dell’esperienza di studio a Orvieto. «Una città magica – racconta – posta in alto su una grossa roccia di tufo. Tutti gli studenti che hanno partecipato all’esperienza di studio portano con sé, per tutta la vita, ricordi incancellabili».
Davvero importanti i numeri sulle presenze di studenti stranieri che arrivano ad Orvieto per arricchire i propri studi. Numeri che sì, variano ogni anno ma, rimangono sempre col segno più, dimostrando quanto Orvieto stia diventando davvero una realtà internazionale.
Per dare solo qualche cifra, almeno 500 quelli che, nell’ultimo anno, sono arrivati dalle università di Arizona, Kansas, Illinois, Manchester, Inghilterra, grazie, principalmente, ai corsi attivati presso il Csco su arte, storia dell’arte, lingua italiana, filosofia, disegno, cibo e cultura italiana. Da annoverare anche gli studenti che ogni anno partecipano allo Scavo di Campo della Fiera dove, attualmente, è in corso la XVIII campagna e che ne vede impegnati 60 da tutto il mondo. Insomma, oltre a rappresentare uno scambio culturale di notevole importanza, il feeling con le università straniere dimostra di avere anche una indubbia ricaduta di carattere economico sul territorio oltre a portare in città presenze ben lontane dal modello turistico a cui Orvieto è abituata. (Sa.Simo)

 

 

 

 

 

 

22 luglio 2017

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