In mostra a Orvieto la pittura ermeneutica di Pier Augusto Breccia

Categoria: Archivio notizie,Cultura,Terza pagina

 

ORVIETO – Sotto il patrocinio del Comune di Orvieto / Assessorato alla Cultura, Pier Augusto Breccia torna ad esporre al Palazzo dei Sette, dall’1 al 30 giugno.

L’artista internazionale, ben noto al pubblico orvietano per avere esposto più volte le sue opere in questa città tra il 1981, anno del suo esordio come pittore, e il 2012, anno della sua ultima mostra orvietana nella stessa sede, propone in questa nuova mostra circa 60 opere maggiori e recenti, per la maggior parte dipinti ad olio su tela realizzati tra il 2012 e il 2017 (dunque inediti per la città di Orvieto) interpolati da alcune opere monumentali che rappresentano i punti salienti di un lungo ed intenso itinerario pittorico, oltre ad alcuni disegni preparatori, esemplari del metodo elaborativo dell’artista.

La mostra verrà inaugurata giovedì 1 giugno alle ore 17,00 e resterà aperta fino al 30 giugno 2017ingresso libero – tutti i giorni in orario 10/19.

Nei giorni di sabato e domenica, inoltre, sarà presente lo stesso artista.

Fin dal 2003, anno di pubblicazione del suo manifesto artistico-filosofico, Breccia è considerato nel mondo dell’arte contemporanea come il Caposcuola della Pittura Ermeneutica: una pittura assolutamente innovativa sia per la forma che per le sue proposte di contenuto.

Quello di Breccia, infatti, non è semplicemente “un altro modo di dipingere” ma un altro modo di pensare l’arte pittorica in quanto “linguaggio” o, meglio ancora, in quanto “cifra dell’Essere”. L’emergere di questo linguaggio cifrato nell’assoluta gratuità dell’atto creativo richiede da parte del fruitore un approccio interpretativo non solo ed esclusivamente estetico fondato sulla percezione soggettiva del bello, ma necessariamente anche etico ed intellettivo in quanto la “cifra dell’Essere” reca in sé i fondamenti universali dell’agire e del pensare umano liberamente orientati tanto al bene che al male e altrettanto liberamente aperti sia alla verità che all’errore.

Nella pittura di Breccia la “cifra” si esprime nella multisignificabilità di forme e di spazi metaforici che diventano cose o fatti o luoghi o concetti solo nella coscienza di chi guarda, indipendentemente dal grado di erudizione o dall’età del soggetto, ma anche e soprattutto in rapporto con le sue memorie o i suoi vissuti o le sue esperienze personali.

Questa libertà interpretativa da parte dell’Individuo (“l’Esserci”) nei confronti dell’Essere di se stesso garantisce appunto lo stabilirsi di quel “circolo ermeneutico” che permette infine al fruitore di rileggere o anche di riscoprire senza ulteriori mediazioni la cifra rivelatrice del proprio Essere nello specchio metaforico del linguaggio ermeneutico: quel linguaggio, cioè, che nelle Sacre Scritture si intende come il “Logos” o “Il Verbo” e che nella pittura di Breccia diventa forma visuale del significato sempre-ultimo e mai-ultimo della nostra esistenza.
Pier Augusto Breccia nasce a Trento nel 1943 da madre trentina e da padre umbro (Porano). Dal 1949 è a Roma, dove compie l’intero curriculum degli studi. Nel 1961 consegue la maturità classica presso il Liceo Giulio Cesare e si iscrive alla Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica dove nel 1967 gli viene conferita, con lode, la prima laurea in Medicina e Chirurgia della nuova Facoltà. Ne due anni successivi ha soggiornato ripetutamente a Stoccolma, dove ha lavorato presso l’Istituto di Chirurgia Toracica e Cardiovascolare diretto dal prof. V.O.Bjork; mentre dal 1969 all’83 si è dedicato a tempo pieno alla Cardiochirurgia presso l’Università Cattolica di Roma.

In questi anni ha conseguito tre specializzazioni chirurgiche, ha pubblicato circa 50 lavori scientifici, eseguito oltre mille interventi chirurgici e conseguito il titolo di professore associato.

E’ però del 1977 la scopertadi un talento disegnativo che non sapeva di possedere, e che nei tre anni successivi lo ha portato a creare una serie di disegni proposti per la prima volta nella mostra intitolata “Oltreomega”, presentata nell’ottobre 1981 da Cesare Vivaldi presso la Galleria Maitani di Orvieto e la galleria “Il Grifo” di Roma.

Il successo ottenuto con la sua prima presentazione lo stimola a proseguire (1981-1983) sempre più intensamente il suo lavoro creativo ed espositivo, con rinnovati consensi in Italia e all’estero,tanto che nel 1983 rassegna le dimissioni dalla sua posizione di cardiochirurgo per dedicarsi completamente alla pittura e dal 1984 al 1996 risiede e lavora a New York, da dove si sposta ripetutamente in Europa e in altre città americane (Houston, Santa Fe, Columbus, Miami) raccogliendo un crescente consenso internazionale. Pur conservando i suoi legami con New York e con gli U.S.A. nel 1996 decide di tornare in Italia per dare l’avvio ad un programma espositivo in spazi pubblici e privati di interesse eminentemente culturale.

Numerose da allora, le esposizioni tra cui quelle presso: Palazzo dei Papi (Viterbo), Palazzo dei Sette (Orvieto), Palazzo Ziino (Palermo), Palazzo del Vittoriano (Roma), Archivio di Stato di Firenze, Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, Palazzo Venezia (Roma), Galleria Ferrero (Nizza), Rocca Paolina (Perugia), Museo Manege (San Pietroburgo), Ambasciata Italiana-Yacht Club Montecarlo (Principato di Monaco), Galleria della Biblioteca Angelica Roma).

Autore di importanti pubblicazioni, tra cui: “Oltreomega” (1981) – “L’eterno mortale” (1984) – “Animus-Anima” (1992) – “L’altro Libro” (1999) – “I giorni della Creazione” (2000), nel 2003 pubblica il manifesto della sua “Pittura Ermeneutica”, la cui originalità artistico-filosofica guadagna rapidamente un ampio consenso da parte del pubblico e della critica.

Nel corso della sua attività, circa 700 sue opere sono state acquisite da collezioni pubbliche o private in Italia e nel resto del mondo.


Devi essere registrato per inserire i commenti Login