L’UTOPIA DEL M5S DAL PUNTO DI VISTA DI UN MODERATO

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di Pier Luigi Leoni

Gianroberto Casaleggio, il cofondatore del M5S,  ha lasciato in eredità al movimento il sistema operativo “Rousseau”, i cui obiettivi sono “la gestione del M5S nelle sue varie componenti elettive (Parlamenti italiano ed europeo, consigli regionali e comunali) e la partecipazione degli iscritti alla vita del M5S attraverso, ad esempio, la scrittura di leggi e il voto per la scelta delle liste elettorali o per dirimere posizioni all’interno del M5S.”

Già la denominazione del sistema operativo consente un approccio alla “filosofia” che Casaleggio padre ha inculcato nella testa di Beppe Grillo, sguaiato ma intelligente uomo da palcoscenico, e nei suoi più o meno consapevoli seguaci.

Jean-Jacques Rousseau è il filosofo franco-svizzero del secolo XVIII, padre di tutte le utopie gnostiche moderne. La gnosi, infatti, è stata sempre caratterizzata da tre convinzioni basate sull’emotività e non sulla razionalità scientifica: l’umanità è ammalata; la malattia è curabile; io ho scoperto la medicina. Le tremende sciagure provocate dai totalitarismi del secolo scorso sono conseguenze di quelle tre convinzioni.

Ma la gnosi del M5S è meno inquietante, perché quel che è successo nel “secolo breve” ha vaccinato i popoli occidentali dalla voglia di violenza, anche se il vaccino non è stato completamente efficace su tutti.

Per esempio, nei confronti dell’utopia marxista, che è stata la più duratura, il M5S presenta analogie dovute alla comune matrice gnostica e dissomiglianze dovute all’insuccesso di quella grande utopia, che resiste solo dove si sposa, come in Asia, a metodi capitalistici.

La prima analogia è che il M5S si ritiene il rappresentante della massa oppressa dalla corruzione della classe politica, incapace di rigenerarsi perché accecata dall’egoismo.

La seconda analogia è che il M5S ritiene di dovere conquistare il potere da solo perché le alleanze gli creerebbero pastoie.

La prima dissomiglianza è che il M5S non critica il sistema capitalistico radicalmente, ma nelle sue deformazioni consistenti nello strapotere della finanza internazionale, delle banche e delle consorterie di tipo massonico nazionali e internazionali.

La seconda dissomiglianza è che il M5S persegue la realizzazione di un diritto generalmente ritenuto fondamentale, cioè la liberazione dal bisogno, non con strumenti di pianificazione economica, ma col cosiddetto reddito di cittadinanza, cioè con una più equa redistribuzione della ricchezza creata dal sistema capitalistico.

Coerente con la propria utopia  è la scarsissima attenzione del M5S al problema delle mafie, perché esse non sono percepite come organizzazioni forti parallele allo Stato, ma come conseguenze dello stato di bisogno eliminabile col reddito di cittadinanza.

Se tentiamo di spaziare col pensiero sulle realtà presenti, passate e ragionevolmente prevedibili possiamo ritenere, salvo possibile errore, che l’utopia del M5S non provocherà gravi danni alla nostra nazione vaccinata dagli attacchi delle utopie, ma, come ogni utopia non violenta, stimolerà il risveglio, nelle forze moderate, della razionalità e dall’amore per il bene comune.


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