Lago di Corbara, ostaggio di degrado e bracconaggio

Categoria: Cronaca,Secondarie

ORVIETO – Pescano di frodo, calano le reti di notte e fanno quintali di bottino in spregio alle regole e alla tutela dell’ambiente. Sanno già dove piazzare il pescato, c’è un mercato nero che ingoia di tutto, un sommerso che alimenta l’attività di bracconaggio. Cinque i quintali di pesce, tra carpe, carassi e lucioperca che, a seguito dell’attività di indagine del gruppo forestale del comprensorio Orvietano-Amerino, sono stati rilasciati nell’invaso di Corbara.
Stavano imprigionati in circa duemila metri lineari di rete da pesca, alta 4 metri, posizionata di notte per non farsi beccare. Dieci le persone, prevalentemente di nazionalità rumena, identificate dalle forze dell’ordine.  Un bacino artificiale ostaggio incontrollato dei predoni che, in barba alle regole, danno sfogo a pratiche illegali rischiando di compromettere irrimediabilmente non solo la fisionomia dell’invaso ma anche il suo stesso ecosistema.
Basti pensare che le specie finite nella rete avevano il ventre rigonfio di uova e prossimi alla deposizione. «Sicuramente occorre più vigilanza ma questo è un inizio – afferma Valentino Maggi de La Lenza Orvietana che ogni anno porta sulle sponde almeno cinquemila appassionati grazie ai campionati – bisognerebbe ritornare al tempo in cui ai soli pescatori locali era consentita la pesca».
Purtroppo però, sebbene caratterizzato da numeri significatici, quello del bracconaggio non è l’unico esempio di attacco selvaggio a questo bacino lacustre. Un tempo, almeno trent’anni fa, il lago era invaso da frotte di turisti da ogni parte del globo, amatori della buona vita e appassionati della natura. Adesso lo scenario è decisamente cambiato: i turisti arrivano, guardano, inorridiscono e se ne vanno.
Ma che cosa è successo? Succede che l’invaso di Corbara sta vivendo, forse, la fase più critica dell’ultimo decennio.
Le sue sponde, dove a farla da padrone sono cumuli di rifiuti e rimanenze di tronchi, sono sempre meno accessibili. Ne sono nate associazioni, comitati di ambientalisti, interpellanze e movimenti di cittadini che, di fronte allo stato di degrado in cui versa, non sono rimasti con le mani in mano ma hanno iniziato a denunciare.  Come il signor Lamincia proprietario di uno dei locali sulle sponde più storici, Lo Scatto Matto che, tanto ha scritto, denunciato e diffidato sin dal 1976 con il primo esposto alla procura orvietana, ha ormai finito l’inchiostro. O come l’associazione sportiva Angler nata qualche anno fa con l’obiettivo di realizzare progetti come “Salviamo Corbara” per la salvaguardia del territorio.
Presieduta da Raffaele Canfora si occupa di ripulire i laghi grazie a ragazzi volontari. L’utimo intervento è stato ad ottobre dello scorso anno. “Andrebbero potenziati i controlli – dice – in molte occasioni, soprattutto in notturna ci siamo imbattuti in persone che raggiungevano l’invaso per gettare rifiuti o peggio ancora, gettare reti per il bracconaggio”.
Facce di una stessa medaglia dunque: da una parte il degrado ambientale dall’altro una massiccia azione di frodo che, in egual misura, tengono in ostaggio un lago dalle enormi potenzialità, sprecate. Il tema è stato sollevato anche dalla politica in consiglio comunale. Tre le questioni. Il ripopolamento, rispetto al quale fino a pochi anni fa c’era una convenzione che permetteva solo ai pescatori locali di effettuare la pesca. «Abbiamo avuto un incontro con la Regione Umbria – ha spiegato il sindaco Germani Il vero tema emerso rispetto al passato è che, mentre prima c’era una convenzione diretta con i gestori della diga ed i Comuni, adesso la convenzione è con la Regione, il che sposta la gestione di problemi rispetto ai territori».  Il degrado ambientale. «Per il 2016 ci sono state molte iniziative sportive per cui anche gli operatori sono interessati a far sì che il gestore della diga (Erg, ndr) metta in sicurezza e proceda alla pulizia delle sponde» ha aggiunto il sindaco. E poi, la vigilanza. «Un secondo incontro – ha annunciato – lo abbiamo avuto con il prefetto e i rappresentanti delle forze dell’ordine e le rassicurazioni che ho avuto in sede di conferenza per l’ordine e la sicurezza ci fanno ben sperare che i risultati possano avvenire già entro questa stagione estiva». (Sara Simonetti)


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