Strategia Area Interna, Cnr-Ibaf: “occorre riportare la popolazione nelle aree marginali recuperando filiere di produzione e consumo”

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di Marco Lauteri – Primo ricercatore CNR-IBAF di Porano

FICULLE – I cittadini incontrano i ricercatori del CNR-IBAF di Porano ed esperti ambientali per discutere di resilienza territoriale, olivicoltura e prodotti agroalimentari della filiera del frantoio in relazione alla Strategia di Area Interna “Sud-Ovest Orvietano”.
La natura agraria e forestale delle risorse ambientali del comprensorio orvietano rappresenta un elemento chiave per programmi sostenibili di innovazione e sviluppo. Già un’analisi superficiale, tuttavia, rivela una profonda debolezza del settore primario. Un’ampia parte della superficie agricola utilizzata (SAU) è investita a produzioni cerealicole e foraggere a basso valore aggiunto.
Fenomeni di abbandono e di degrado del territorio, seppure presenti nella percezione individuale, non hanno chiaro riscontro nelle quantificazioni ufficiali (SANU), rendendo difficili ed incerte le elaborazioni su scala territoriale, dall’ambientale al socioeconomico. Attenzione particolare va data alle condizioni di rischio sul territorio e ai cambiamenti climatici, vere ipoteche per la sopravvivenza futura dei sistemi socioecologici. L’allontanamento della popolazione dai territori marginali e la sua concentrazione nelle aree urbane hanno sottratto ai centri minori capitale umano, forza culturale, capacità produttiva, possibilità di presidio e salvaguardia del territorio nella sua accezione scientifica di paesaggio ecologico nonché di sistema socioecologico.

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Di fronte a queste problematiche, la strategia di area interna riguarda la messa a punto di azioni multisettoriali indirizzate a superare la stasi del territorio Sud-Ovest Orvietano. Preso atto della necessità di rivalorizzare i territori attualmente marginalizzati, inclusi casi limite di abbandono, è necessario rivelare ad un target vario di portatori di interesse (dall’amministratore delle politiche fino al consumatore finale, attraverso le realtà imprenditoriali) le specificità strutturali ed infrastrutturali dell’area interna, con sue filiere, beni, opportunità e qualità di vita nel contesto attuale e nella prospettiva di sviluppo veicolato dai progetti “Area interna pilota/Regione Umbria – Sud Ovest Orvietano”. Il fine perseguito è generare o recuperare filiere di produzione e consumo, offrendo opportunità socioeconomiche nuove o rivisitate sul territorio. Il territorio diventa, così, polo attrattivo nelle zone abbandonate o sottoutilizzate.
L’analisi socioeconomica delle complessità territoriali fornisce le conoscenze necessarie ai decisori per governare strategie di sviluppo sostenibile d’area. La comunicazione e l’informazione sulle opportunità offerte dal territorio divengono volano di sviluppo, unico strumento capace di invertire i preoccupanti processi di spopolamento, abbandono e degrado del territorio.
Le strategie di rilancio, così, devono fondare su basi conoscitive multidisciplinari, in grado di considerare il territorio quale struttura complessa, sede di fenomeni complessi dove interagiscono fattori di natura diversa: risorse ambientali, culturali, caratteri demografici ed economici, uso del territorio, biodiversità agraria, forestale e faunistica, elementi di criticità ambientale e idrogeologica, tipologia delle imprese nel settore agroalimentare, offerta ecoturistica ed enogastronomica, realtà artigianale, caratteristiche delle filiere produttive attuali e pregresse, stato delle strutture ed infrastrutture urbane e rurali.

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Questa, in sintesi, la base tematica nella quale si è articolato il convegno del 19 novembre 2016 presso il Teatro comunale di Ficulle, nell’ambito dell’evento diffuso Olio diVino. L’ampia partecipazione popolare è stata fattor comune all’offerta di degustazioni nelle cantine aperte del borgo così come al convegno che ha visto la vice-sindaca Francesca Barbini aprire i lavori ed introdurre i relatori.
Andrea Pisanelli, ricercatore dell’Istituto di Biologia Agroambientale e Forestale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IBAF) con sede a Porano, ha illustrato il progetto europeo SustainFARM. Il progetto colloca i sistemi olivicoli del comprensorio orvietano in una rete europea di casi di studio, prevedendo un approccio analitico multidisciplinare, bio-ecologico e socio-economico, al fine di comprendere i complessi meccanismi che conferiscono efficienza, sostenibilità e resilienza ad un sistema socio-ecologico.
A seguire, Marco Lauteri (ricercatore CNR-IBAF) ha presentato e discusso alcuni risultati del gruppo di lavoro che include Francesca Chiocchini, Marco Ciolfi ed Andrea Pisanelli, relativamente a fenomeni di abbandono e degrado ambientale nei venti comuni del Sud-Ovest Orvietano, proponendo strategie di rilancio e recupero delle funzioni di resilienza contestualmente al processo di area interna.
Dalila Graziani, ingegnere ambientale e cittadina di Ficulle, ha elegantemente illustrato le ricerche condotte per la sua tesi di laurea presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, discutendo metodi innovativi per l’utilizzo e la valorizzazione dei residui della filiera di frantoio.
In particolare, l’impiego di nocciolino d’oliva è stato studiato ai fini della produzione di laterizi a risparmio energetico. Inoltre la polpa di sanse vergini è stata proposta come base per salse alimentari ad alto valore nutraceutico, dando corpo scientifico ad una brillante intuizione di un’altra cittadina ficullese, Paola Biancalana. Proprio quest’ultima ha chiuso il convegno parlando ai convenuti delle prelibate potenzialità insite nell’utilizzo di un materiale che, lungi dall’essere scarto, può utilmente alimentare un’articolazione della filiera dell’olio extravergine d’oliva, contribuendo alla creazione di ricchezza e lavoro sul territorio.
L’evento si è concluso con un rinfresco che ha prolungato e vivacizzato la discussione tra convenuti sui temi introdotti: è stata una piccola “ rassegna di creatività culinaria” proposta dal Circolo Arci di Ficulle: chi ha voluto cimentarsi in ricette a base di polpa di olive ha poi messo a tavola le proprie creazioni ed è stato un piacere sia per i “cuochi” che per tutti i partecipanti.


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